Ep. 6

La Russia in TV è più alta che dal vero

Da quando l’Unione Europea ha bloccato i network russi RT e Sputnik, questi hanno spostato le loro operazioni in Africa.

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Russiafrique

La nostra serie sulle attività della Russia nel continente africano.

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La tipologia di utente è identica a quello già tipicizzata in Europa occidentale: un nome che il più delle volte cela l’anonimato tramite un nickname, foto inesistente, emoticon con bandierine-smile-fiamme e magari un’arma a completare, numeretti e lettere a casaccio nell’utenza. È fatto così il tipico troll afro-russofilo che rilancia contenuti (anche in cirillico) pro-Putin e pro-russi, che riferisce almeno una volta al giorno il suo “amore per la patria”, la sua idiosincrasia per (generalmente) la Francia, il suo patriottismo spinto. Ad ogni costo.

Messaggi di sostegno a Mosca per il conflitto contro Kiev, messaggi di stima e amore per “Vladimir Poutine”, messaggi di rispetto per i paramilitari russi del gruppo Wagner presenti in diversi paesi dell’Africa occidentale e centrale, messaggi denigratori del coinvolgimento americano ed europeo nel conflitto in Ucraina. Ma anche sondaggi: perché l’Ucraina ha i nazisti nel suo territorio, perché l’Ucraina ha attaccato la Russia, perché l’Ucraina commette crimini di guerra, perché l’Ucraina blocca il grano nei silos, perché l’Ucraina distrugge questi silos. Messaggi, parole, temi, utenze che mostrano l’ampiezza del network della propaganda russa in Africa.

Offline funziona tutto in maniera un po’ diversa: gli investimenti da fare sono più mirati e più sostanziosi, le professionalità da coinvolgere sono più specifiche, i contenuti possono essere gli stessi ma sono pensati per la tv. La produzione televisiva può, inoltre, nutrire anche i canali di propaganda online, basta dare in pasto le clip giuste agli utenti giusti che, ormai, sono dappertutto. Veri fan.

Afrique Media TV, canale televisivo online che da poco viene trasmesso anche via cavo e via satellite, ha sede in Camerun e raggiunge milioni di persone in tutta l’Africa: il suo canale YouTube ha 722.000 iscritti al 15 aprile 2023 (erano 690.000 quando abbiamo pubblicato questo pezzo il 18 febbraio) e a dicembre 2022 ha firmato una partnership con RT, la rete televisiva russa finanziata dallo Stato, diffusa a livello globale ma bandita in Europa da quando la Russia ha invaso l’Ucraina, primo tra i canali russi completamente digitale. RT fa parte a sua volta di una rete televisiva finanziata dallo Stato russo tramite l’Agenzia Ria Novosti, che fu l’agenzia stampa ufficiale sovietica assorbita per decreto, nel 2013, da Rossija Segodnja (RBTH), organo ufficiale del governo della Federazione Russa. RBTH (in inglese Russia Beyond The Headlines), lanciato dalla Rossiyskaya Gazeta nel 2007 per aiutare gli stanieri “a comprendere meglio la Russia”, negli anni scorsi è apparso come contributor in articoli di spalla su quotidiani cartacei come New York Times, Washington Post, Daily Telegraph, Wall Street Journal, Le Figaro, El Pais, Suddeutsche Zeitung, laRepubblica e altri, in tutto il mondo, drenando sul suo sito un traffico complessivo di 3,5 milioni di utenti unici al giorno nell’anno 2017. Nello stesso anno, il New York Times faceva 30/35 milioni di utenti unici al mese: solo un terzo rispetto a RBTH.

L'espansione della Russia in Africa ci interessa da vicino

Dal 2014 raccontiamo l’Africa cercando di cambiarne la narrativa eurocentrica e provando a raccontare le storie che non trovi altrove.

Lavorare sul ruolo che la Russia si sta ritagliando in Africa non è semplice: significa immergersi nella propaganda (di ogni parte in causa), trovare la tara di ogni singola parola, lavorare con fonti coperte, viaggiare per poter verificare le fonti, restituire un racconto interessante.

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L'opera murale "Grains of Culture" degli artisti ucraini Alina Konyk, Andriy Kovtun, e Nikita Kravtsov e degli artisti kenioti Moha Grafix e Eliamin Ink. Nairobi, Kenya, febbraio 2023. Foto di Andrea Spinelli Barrile

Gloire à Poutine!

La partnership tra RT e Afrique Media TV ha spalancato le porte africane alla propaganda russa di massa. Nei salotti televisivi, nei commenti degli esperti durante i telegiornali e nelle trasmissioni di approfondimento, nel taglio dato ai suoi servizi gli esperti e i giornalisti di Afrique Media elogiano regolarmente l’invasione russa dell’Ucraina, la missione di “denazificazione” dell’Europa orientale da parte di Mosca, la guerra della NATO al Cremlino.

In Africa, la propaganda russa ha trovato il terreno più fertile possibile sul quale prosperare: la crisi, economica e di credibilità, dei media occidentali. La BBC sta tagliando decine di corrispondenti in tutto il continente e chiuderà almeno tre canali in lingue locali africane, parte di un più ampio ridimensionamento della struttura mastodontica dell’emittente britannica, operazione già conclusa un paio d’anni fa da diversi network statunitensi come NBC e CNN, Radio France Internationale e France24, le principali emittenti finanziate dal governo francese, sono state sospese dalle giunte al potere in Mali e Burkina Faso, che hanno anche espulso diversi giornalisti francesi anche della carta stampata, come Liberation e Le Monde, aprendo uno spazio immenso ai media filo-russi (un’utenza potenziale di 45 milioni di persone solo in questi due paesi, tanto per iniziare). Nel nostro piccolo, la Rai ha rischiato di vedere chiusa la propria sede di Nairobi, in Kenya, nonostante il lavoro decennale del corrispondente Enzo Nucci, che ha creato da zero la sede Rai subsahariana, la quale ha rischiato di chiudere una volta arrivato il pensionamento di Nucci. Il cui lavoro, è evidente a tutti i telespettatori italiani, nel corso degli anni non è certamente stato valorizzato dal suo editore. Alla fine, per fortuna la Rai ha inviato a Nairobi Valerio Cataldi.

Il 1 marzo 2022 l’Unione Europea ha sospeso la rete televisiva russa RT (e il giornale online Sputnik) e i loro canali online, su tutto il territorio dell’Unione. Da quel momento RT ha spostato le sue operazioni in Africa: ha sviluppato un hub africano, in lingua inglese, stabilendo il quartier generale a Johannesburg, in Sudafrica, e secondo quanto detto dalla vicedirettrice di RT Anna Belkina al New York Times l’obiettivo editoriale è “coprire la più ampia gamma possibile di storie che interessano sia il pubblico locale che i telespettatori internazionali di RT”.

RT e Sputnik, nell’ultimo anno, hanno siglato secondo questo studio IRSEM (istituto di ricerca francese affiliato al Ministero della Difesa) accordi con una dozzina di testate africane. Il 27 dicembre 2022, dopo l’accordo tra RT e Afrique Media, la tv camerunese ha mandato in onda in diretta un dibattito di un’ora e mezza tra quattro esperti, tutti africani, intitolato “La fine della falsa propaganda occidentale”. Nello stesso periodo Sputnik ha fatto una semplice operazione di re-branding, rinominando il suo servizio destinato al pubblico in Francia “Sputnik Afrique”: in Mali, una stazione radiofonica locale con sede a Bamako, trasmette ogni sera un podcast di notizie brandizzato Sputnik. Inoltre, le nuove partnership tra media non si sono limitate a quelli russi e africani: nell’ambito di un accordo per la condivisione di contenuti, l’agenzia stampa cinese Xinhua ha tradotto articoli e servizi dall’agenzia di stampa russa Interfax, ripresi infine da alcuni media locali in Repubblica Democratica del Congo, Angola, Gabon, Guinea Equatoriale.

La propaganda russa in Africa ha un impatto notevole e sempre più ampio: in Africa occidentale Mosca sta riuscendo nel (non difficile) compito di mettere in cattiva luce l’ex-colone occidentale, e tutto ciò che costui rappresenta nell’immaginario africano, cavalcando quel “sentimento antifrancese” sempre più diffuso. A questo si aggiunge l’attualità: i contenuti filo-russi sulla guerra in Ucraina, i cui effetti sul continente africano continuano ad essere importanti ma poco approfonditi, dalla crisi del grano a quella dei fertilizzanti, dominano la copertura televisiva di Afrique Media, con un impatto su un pubblico vasto e di età avanzata, spesso con una forte influenza sulle comunità locali nelle aree più remote e meno urbanizzate. Il Centro per la comunicazione strategica e la sicurezza delle informazioni (che è sicuramente una sirena della propaganda ucraina, visto che dipende direttamente dal Ministero della Cultura e dell’informazione dell’Ucraina, e come tale va preso) riporta in questo studio un’analisi delle narrazioni e delle dichiarazioni pro-Russia nello spazio informativo in Kenya, Nigeria, Sudafrica, Egitto e Ghana, paesi anglofoni o legati alla sfera di influenza britannica (alcuni sono anche membri del Commonwealth).

In particolare, in Egitto diversi esperti diffondono notizie circa “l’interruzione delle forniture di grano da parte dell’Ucraina”, con effetti inevitabili in un Paese il cui approvvigionamento di cereali è per il 90% dipendente dalle forniture russe e ucraine.

Il grande problema di oggi è fare la tara tra le propagande, soprattutto in alcune aree del continente dove di media indipendenti semplicemente non ce n’è, come nel Sahel.

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