Ep. 05

Tutte le obiezioni al reddito di base (e le relative risposte)

«Garantire un reddito di base universale e senza condizioni è garantire a ciascuna persona il diritto materiale a esistere».

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Contro la povertà

Il problema di essere poveri non è essere ignoranti. Non è essere stupidi. È essere poveri.

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Basterebbe un’unica risposta a tutte le obiezioni sul reddito di base: «Garantire un reddito di base universale e senza condizioni è semplicemente garantire a ciascuna persona il diritto materiale a esistere».

Eppure, quando si parla di questo argomento, si sentono le considerazioni più varie contro.

“Il reddito di base è insostenibile economicamente”. “Si tratta di una misura che non fa i conti con la realtà, senza contare che genera debito”. “Attuarlo farebbe schizzare alle stelle l’inflazione in pochissimo tempo”. “Se c’è il RdB allora il datore di lavoro pagherà ancora meno”. “Con il RdB andranno soldi a chi fa nero”.

Queste sono solo alcune delle obiezioni più comuni che i detrattori Rdb hanno mosso all’articolo-intervista pubblicato su Slow News dal titolo “Perché abbiamo bisogno di un reddito di base universale e incondizionato. Intervista a Emanuele Murra”.

Si tratta, nei fatti, di una serie di spunti (alcuni concreti, altri un po’ meno) che possono essere utilizzati per provare ad approfondire ancora di più la questione, cercando di capire se esistono e che forma hanno i limiti di quella che potrebbe risultare una delle misure di contrasto alla povertà più rivoluzionarie di sempre.semore.

Per questo motivo, Slow News ha provato a mettere in fila queste obiezioni, dando vita a una pagina di Faq nella quale capire e provare a dare delle risposte. Cominciamo!

1)   Il Rdb genera inflazione

Quella dell’inflazione è la prima e più raffinata obiezione mossa dagli oppositori al RdB, che però non tiene conto di alcuni fattori importanti. Il primo è che questo reddito, pur raggiungendo ogni cittadino europeo, non rimarrebbe a vita nelle tasche di chiunque. La riforma proposta sul portale di Cittadini europei, la sua idea forte consiste nel fatto che, nel momento in cui, attraverso la dichiarazione dei redditi, dimostri allo stato di essere abbastanza ricco da non aver bisogno di quel denaro, lo restituisci ottenendo un rimborso inferiore o nullo. Così facendo, l’inflazione verrebbe contenuta ma lo scopo del reddito verrebbe comunque raggiunto.

Accanto a questo, poi dovrebbe è necessario fare un ragionamento rispetto a una delle due principali missioni della Banca Centrale Europea: mantenere stabile l’inflazione attorno al 2%. Nel 2012, in seguito alla crisi dei debiti sovrani, l’inflazione registrata nella Zona Euro viaggiava attorno allo 0%. Così, com’è noto, l’allora presidente della Bce, Mario Draghi, tirò fuori dal cilindro il quantitative easing, quella che concretamente è diventata una immissione di denaro nelle tasche dei cittadini europei, che ebbe come pima conseguenza proprio l’aumento dell’inflazione. L’inflazione così fu riportata al 2%, e con quel denaro è stato possibile salvare l’euro e dare avvio a una – seppur minima – ripresa economica.

A ben guardare, il 2% è anche il tasso d’inflazione fatto registrare nella zona euro proprio a giugno 2021. Questo dato deve essere letto proprio in virtù della forte immissione di liquidità garantita nell’ultimo anno per far fronte alla pandemia e della sospensione del Patto di Stabilità. Ma quando questo rimbalzo sarà finito? Come ci si comporterà? Basteranno le riforme proposte dai piani del Next Gen Eu? O forse è arrivato il momento di pensare a qualcosa che abbia una durata maggiore nel tempo e che possa essere di risposta alle esigenze dei prossimi 10 o 20 anni?

2)   Il RdB costa troppo, non si può finanziare, non è sostenibile, dove si trovano i soldi?

A questa obiezione la risposta è piuttosto semplice ma si articola in due punti. La prima riguarda il fatto che, se attuato, il RdB andrebbe a sostituire tutte le altre misure di sostegno al reddito presenti. Al momento, il solo reddito di cittadinanza costa in tre anni oltre 27 miliardi di euro, ma presenta alcuni grossi limiti (ben spiegati nel pezzo). Accanto a questo, poi, ci sono le spese relative alle altre misure assistenziali oltre che ovviamente quelle occupazionali. Queste sarebbero tutte quante sostituite dal RdB, che farebbe aumentare lievemente la spesa pubblica ma con un importante ritorno dal punto di vista della spesa privata e quindi dei consumi in generale.

Subito dopo questa sostituzione, poi, c’è la questione tassazione, che riguarda anche un’altra delle più comuni obiezioni alla riforma. Vero, la misura proposta poggerebbe anche sull’aumento di una tassa – prendiamo ad esempio l’Iva perché quella più simile in tutti gli stati europei – però il ritorno in spesa privata sarebbe comunque in grado di compensare la quantità di denaro speso per attuare il Rdb. Inoltre, sempre come precisato da Murra, l’ultima e forse migliore delle soluzioni riguarderebbe la tassazione dei grandi patrimoni – o dei super redditi – che avrebbe come primo grande fine quello di ridurre la forbice sociale, rimediando alle grosse differenze che ci sono tra ricchi e poveri.

3)   Il RdB è anti-imprenditoriale

Questa obiezione rientra nell’elenco di quelle meno obiettive. La sua risposta, però, è piuttosto breve: senza l’obbligo di dover lavorare per garantirsi la sopravvivenza, chiunque scegliesse di lavorare lo farebbe per ambizione personale, risultando così molto più determinato nel raggiungere propri obiettivi di vita e, di conseguenza, facendo il bene dell’azienda.

4)   Il RdB è un regalo ai fannulloni, è un incentivo a non lavorare

Anche questa è una posizione del tutto confutabile. Al momento, come dimostra Murra, è il welfare condizionato – “ti do dei soldi a patto che” – che crea gli “Homer sul divano”. Il reddito di base, al contrario, deve essere letto come un modo per garantire prima di tutto libertà e dignità a ogni essere umano. In secondo luogo, poi, tutti gli studi condotti sul tema dicono che le persone, se sostenute da una misura come il RdB, dedicherebbero il tempo guadagnato alla propria famiglia, ai propri hobby o ad attività come il volontariato, che forse non sono “fatturabili” ma hanno una loro essenzialità all’interno della società. L’assioma sbagliato rimane sempre il punto di partenza, quello per il quale è necessario “decidere per le persone come usare quel denaro perché c’è il pregiudizio che una persona povera, se sapesse fare delle scelte, non sarebbe povera”.

5)   In Italia non c’è l’etica per avere un RdB, servirebbe più etica nordico-protestante e meno furbizia catto-mediterranea (sic)

Questo è un pregiudizio, un preconcetto figlio del nostro sentirci sempre troppo provinciali. La soluzione, ovviamente, passa per l’educazione.

Una delle proposte fatte negli anni per testare il reddito di base, ad esempio, è stata quella di garantirlo a tutti i minorenni.

Così facendo, dando loro modo di accumulare un tesoretto, sarebbe possibile provare a capire nel tempo quali sono gli effetti concreti del RdB, leggere le eventuali variazioni del tasso di laureati (in Italia siamo i penultimi del continente, peggio di noi c’è solo la Romania) o anche solamente del benessere nel quale possono vivere le future generazioni. Basta provare, togliendoci di dosso pregiudizi come questo.

6)   Non è meglio garantire a tutti un lavoro?

Oggi, garantire lavoro per tutti è una cosa fisiologicamente impossibile. Se anche non fossimo nel bel mezzo di una crisi economica, non navigassimo in cattive acque da più di un decennio, ci sono dei ‘limiti’ con i quali è necessario fare i conti quando si parla di occupazione. Se prendiamo come riferimento anche solo 50 anni fa, ci sono almeno tre fattori da tenere in considerazione, che sono il progresso tecnologico, l’immigrazione e l’occupazione femminile. Il progresso tecnologico ha fatto sì che tanti posti di lavoro venissero sostituiti dalle macchine. Anche solo nel campo dell’agricoltura, quello che solo a fine anni ’70 veniva fatto dai braccianti, oggi viene fatto dalle macchine.

A ciò deve aggiungersi che 50 anni fa la maggior parte dell’occupazione era maschile. Oggi, per fortuna, questa non è più una realtà, e anche se con un gender gap ancora del tutto intollerabile. Secondo i dati Censis 2019 (quindi prima della pandemia), in Italia le donne che lavoravano erano 9.768.000 e rappresentavano il 42,1% degli occupati complessivi. Con un tasso di attività femminile del 56,2%.

Un tasso basso se prendiamo in considerazione la parità di genere, ma comunque molto più alto rispetto agli anni ’70, quando a lavorare era una donna su tre, quindi un tasso inferiore al 35%. In ultimo, nel 2019 in Europa si sono registrati più di 20 milioni di abitanti provenienti da paesi terzi, arrivando a costituire quasi il 5% della popolazione del continente. Questi, migranti economici ma non solo, sono diventati nuova forza lavoro, contribuendo alla ricchezza prima di tutto economica del continente, diventando lavoratori a tutti gli effetti e quindi incidendo sui dati occupazionali.

7)   Non è meglio il salario minimo garantito?

La risposta a questa obiezione è di natura concettuale: a cosa serve il salario minimo? A far sì che ogni datore di lavoro paghi i propri dipendenti il giusto perché questi possano vivere una vita dignitosa. Perciò, garantendo a tutti RdB, si otterrebbe lo stesso risultato, facendo però lavorare chi davvero ritiene di avere un’ambizione lavorativa nella vita, liberandolo così dalla necessità e dal bisogno.

8)   Il RdB porterebbe a salari più bassi poiché i datori di lavoro penserebbero di poter pagare di meno

Non è affatto detto. Come anticipato al punto 6, la diminuzione del tasso occupazionale è qualcosa di già scritto, per cui i datori di lavoro semplicemente si troverebbero a pagare meno persone, che però sarebbero più determinate nello svolgere il loro lavoro. Perché queste dovrebbero essere pagate meno di quanto gli spetta?

9)   Dare a tutti la stessa cifra non crea una società più giusta. Per uno i 300/600 euro in più al mese non cambiano nulla o quasi, per un altro fa tutta la differenza del mondo. Non è meglio concentrarsi su chi ha meno? In che misura dare la stessa cifra a Briatore e al senzatetto crea le premesse per una società più giusta?

La prima, più che un’obiezione deve essere letta come una considerazione, sicuramente fondata.

È vero, con 300 euro a Milano uno studente non è forse nemmeno in grado di pagare una stanza in affitto, mentre in Calabria potrebbe avere una casa. Per questo motivo, all’interno della proposta sono anche presenti dei parametri da presentare per capire – a seconda della regione geografica – come modulare il RdB.

A ciò si deve aggiungere però che, trattandosi di una misura universale, i 300 euro ipotetici non sarebbero destinati a una famiglia ma al singolo individuo, per cui in un nucleo composto solamente da due genitori e un bambino, questa cifra arriverebbe a triplicarsi, contribuendo a una vita dignitosa.

Concentrarsi su chi ha di meno, semplicemente, costa troppo, dal punto di vista meramente economico prima di tutto, ma anche perché crea quello stigma sociale per cui io posso accedere a quel beneficio solo se sono povero. Al contrario, il RdB dato a tutti, potrebbe essere poi restituito dal Briatore di turno semplicemente mediante la dichiarazione dei redditi.

D’altra parte, le persone ricchissime non sono poi così tante. Non solo: se si introduce una verifica a monte per poter accedere al denaro, si spendono un sacco di soldi inutilmente per la burocrazia, che potrebbero essere spesi meglio. Appunto, per garantire il Reddito di Base Universale.

La prima, più che un’obiezione deve essere letta come una considerazione, sicuramente fondata. È vero, con 300 euro a Milano uno studente non è forse nemmeno in grado di pagare una stanza in affitto, mentre in Calabria potrebbe avere una casa. Per questo motivo, all’interno della proposta sono anche presenti dei parametri da presentare per capire – a seconda della regione geografica – come modulare il RdB. A ciò si deve aggiungere però che, trattandosi di una misura universale, i 300 euro ipotetici non sarebbero destinati a una famiglia ma al singolo individuo, per cui in un nucleo composto solamente da due genitori e un bambino, questa cifra arriverebbe a triplicarsi, contribuendo a una vita dignitosa. Concentrarsi su chi ha di meno, semplicemente, costa troppo, dal punto di vista meramente economico prima di tutto, ma anche perché crea quello stigma sociale per cui io posso accedere a quel beneficio solo se sono povero. Al contrario, il RdB dato a tutti, potrebbe essere poi restituito dal Briatore di turno semplicemente mediante la dichiarazione dei redditi.

Idee per accompagnare il Rdb

Un’ottima idea ma che deve andare di pari passo con politiche solide di riduzione della disoccupazione che passano necessariamente per (investimenti sulla) riduzione della tassazione sul lavoro, sul reddito sotto determinate soglie e ricostruzione da zero del sistema degli uffici di occupazione.

Contemporaneamente occorre abbattere alcuni privilegi e garantire maggiormente alcune categorie (disabili, disagio mentale, genitori con figli piccoli, anziani….). E penso che per fare questo ci voglia un welfare di servizi di prossimità completamente da ripensare.

Un RdB è tanto più utile quanto più basso è il costo della vita. E questo viene tenuto alto in gran parte dalle rendite, in particolare dalla speculazione immobiliare. Quindi la lotta alle grosse rendite improduttive è sia indispensabile che complementare a un RdB.

 

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