Ep. 2

Venezia e il ticket d’accesso, 25 aprile 2024

Il primo caso del mondo contemporaneo occidentale in cui una città diventa “su prenotazione”.

Slow News. Il primo progetto italiano di slow journalism.
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Coesione e sorveglianza

I fondi di coesione Ue vengono usati anche per finanziare progetti di sorveglianza. A Venezia hanno sostenuto la realizzazione di una Smart Control Room. Ma non è l’unico caso. Alberto Puliafito e Laura Carrer indagano

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25 aprile 2024, Venezia Santa Lucia, ore 10

Subito fuori dalla stazione ferroviaria di Venezia ci sono delle strutture verticali colorate, dei totem, e si vedono molte persone che indossano pettorine di vari colori. Ci sono agenti di polizia locale, qualche militare, altri membri delle forze dell’ordine. Sul piazzale c’è anche Marco Bettini, responsabile della smart control room, una centrale operativa, finanziata anche con i fondi della politica di coesione europea, che raccoglie dati relativi alla città.

 

Ci sono giornalisti accreditati con il badge al collo, telecamere ovunque.

 

Ci sono anche dei cartelli di divieto d’accesso e delle transenne mobili blu, di quelle che si vedono negli aeroporti.

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I totem individuano delle specie di corsie per pedoni. Le chiamano varchi, anche se di fatto non ci sono tornelli.

 

C’è la corsia per i turisti. C’è quella per i residenti e i lavoratori e gli studenti.

 

Le corsie, nell’idea di chi ha progettato questo spazio, dovrebbero essere a senso unico: ci sono dei segnali di divieto d’accesso, con scritto “sola entrata” o “sola uscita” (in italiano e inglese).

 

Ci vuole un po’ a capire che “sola uscita” significa puoi passare di lì solo se vuoi “uscire” da Venezia, cioè entrare in stazione. E viceversa.

Guardando la città e lasciandosi alle spalle la stazione, a destra c’è una struttura per informazioni. E per regolarizzare la propria posizione se, per caso, non lo si è fatto. Ma cosa vuol dire, esattamente, regolarizzare la propria posizione se si deve entrare in una città?

Welcome to Veniceland

Quello che abbiamo di fronte è il primo caso del mondo moderno occidentale in cui una città diventa “su prenotazione”.

Il 25 aprile 2024, infatti, è il primo giorno in cui Venezia introduce un contributo di accesso di 5 euro. Il regolamento prevede anche multe per chi non paga se deve farlo e per chi non si prenota se esente.

 

Quindi, per 29 giorni nel 2024 le persone che entrano nella città lagunare fra le 8.30 e le 16 devono:

 

pagare il contributo di 5 euro (sul sito ufficiale, o nelle tabaccherie, o nella struttura allestita fuori dalla Stazione, per esempio)

 

in alternativa, prenotarsi sul sito ufficiale e segnalare di essere appartenenti a una categoria esente (i pendolari, chi va a Venezia per lavoro, i turisti che dormono in una struttura ricettiva del comune di Venezia, i veneti, chi deve andare a un funerale, chi deve visitare un parente fino al terzo grado: sono alcune delle categorie esenti).

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Quando ci si prenota sul sito bisogna lasciare i propri dati (nome, cognome, data di nascita) sia per pagare sia per autodichiarare il diritto all’esenzione.

 

I residenti di Venezia non devono né pagare né segnalarsi ma possono essere soggetti a controlli e devono dimostrare di essere residenti. Se vogliono invitare qualcuno devono prenotare la permanenza di quel qualcuno, per esempio collegandosi al sito con lo SPID.

 

In città, poi, ci sono i controlli, come quelli in stazione. Quando si viene intercettati da qualcuno con la pettorina bisogna esibire la prenotazione con esenzione o la ricevuta del contributo pagato. Ci sono controllori di tre livelli diversi.

 

Quelli con la pettorina bianca devono informare e eventualmente indirizzarti al secondo livello di controllo.
Quelli con la pettorina gialla devono controllare se hai il qr code e eventualmente indirizzarti al terzo livello di controllo (non l’ho visto succedere).
Quelli con la pettorina arancione devono controllare se hai diritto all’esenzione.

 

Uno striscione di una manifestazione di protesta dice: «Welcome to Veniceland». In effetti, non sembrano regole per entrare in un parco di divertimenti?

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Un esempio di qr code di prenotazione

Ma perché c'è questa sperimentazione?

La versione della storia consolidata è questa: il contributo di accesso servirebbe per salvare Venezia dal turismo mordi e fuggi, cioè dai turisti che rimangono in città un giorno solo, senza pernottare.

 

Venezia “antica” è vittima di un fenomeno che si chiama, in inglese, overtourism.

 

Di cosa si tratta, esattamente? Questa è una possibile definizione: «l’impatto del turismo su una destinazione, o parti di essa, che influenza eccessivamente la qualità della vita percepita dei cittadini e/o la qualità delle esperienze dei visitatori in modo negativo».

 

Secondo vari studi questo fenomeno a Venezia è anche una delle cause della diminuzione del numero dei residenti in città: si alzano i prezzi, si fatica a trovare una stanza da studenti o una casa a prezzi contenuti, per molti la città diventa invivibile.

 

È comprensibile. Solo che mettere in piedi un meccanismo come quello che abbiamo raccontato fin qui, esattamente, come dovrebbe risolvere il problema?

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La "corsia" per turisti

Torniamo alle prenotazioni

Ci si può registrare quante volte si vuole: non c’è un meccanismo di controllo univoco.

 

Ci si può anche non registrare, naturalmente.

E quindi, perché non provare?

È esattamente quello che ho fatto. Il giorno prima non mi sono registrato.

 

Dopo aver osservato la situazione, uscito dalla stazione mi metto in coda per il controllo – avrei potuto non farlo e passare oltre: i controlli sono a campione – e quando arriva il mio turno dico, semplicemente: «Non ho il qr code. Sono un giornalista».

 

Il ragazzo con la pettorina gialla davanti a me, tal Leonardo N., mi guarda e mi lascia passare. Presumo che gli sia stato detto di fare così.

 

Ma fanno così solo perché ho detto che sono un giornalista? Pare di no. Alcuni attivisti che protestano contro il ticket hanno avuto la medesima idea. Hanno chiesto esplicitamente di essere multati, senza successo. Il 25 aprile 2024, infatti, non sono state fatte multe.

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Pettorine bianche (informatori) e gialla

Perché mai bisognerebbe fare queste azioni? È solo una sperimentazione, no?

Se non ci ragioniamo bene, sembra tutto normale. Diamo per assodato che Venezia abbia bisogno di essere “salvata”, qualunque cosa significhi.

 

Se non ci ragioniamo bene, ci sembra normale entrare in una città come se fosse un parco di divertimenti, un’area archeologica, un museo. Solo che Venezia non è un museo.

In molti, per esempio, mettono in dubbio la legittimità del provvedimento su basi costituzionali: si può imporre una prenotazione o un biglietto d’ingresso alle persone che vanno in una città italiana? Le persone in pettorina possono fermarti e importi di andare a registrarti se non l’hai fatto? Possono farlo anche se non sono della polizia locale o dipendenti comunali?

 

Gli unici casi costituzionalmente legittimi di diniego del diritto di circolazione sono la tutela dell’ordine pubblico o la tutela della salute pubblica. L’overtourism rientra in questa categoria? È davvero possibile imporre, in una città italiana, uno stato d’eccezione di questa portata? E se bisogna salvare Venezia, non sarebbe forse il caso di pensare davvero alle persone che ci vivono, ai residenti?

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Gli steward di secondo livello, pettorina gialla

Ai turisti non importa

Mark, turista americano, dice che lui pagherebbe anche dieci euro. Mark sarà ben informato? La sua opinione sarà davvero importante? È una notizia? È rilevante? Verrebbe da dire: chi se ne importa di quello che pensa Mark, giusto?

 

Ma, evidentemente, per qualcuno lo è, visto che lo ritroviamo su un noto giornale italiano.

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Un titolo di un giornale italiano del 25 aprile 2024

Va detto che la maggior parte delle persone che vedo arrivare dalla stazione sembrerebbe non avvertire il paradosso di trovarsi di fronte steward e transenne mobili per entrare in una città: si fanno scansionare il qr code – alcune l’hanno stampato, altre ce l’hanno sul telefono – e via.

 

Poi ci sono alcune scene di colore. Di fronte a me, una ragazza in pettorina ferma una signora straniera. Le chiede il qr code. Quella non capisce. Arriva un uomo in borghese che dà manforte alla ragazza in pettorina con fare un po’ autoritario. La signora continua a non capire. Si aggiunge al siparietto un secondo uomo, uno degli attivisti: prende con sé la signora e la porta via: «Va bene così», dice ai due controllori che restano a guardarsi interrogativi.

 

In un angolo c’è una troupe di giornalisti palesemente statunitensi: si capisce dallo spiegamento di attrezzatura. Chiedo a una persona che ha tutta l’aria di essere la producer quale sia la testata: ABC News, mi dice. Vorrei parlare col collega per sapere qual è il suo punto di vista da giornalista straniero ma lei mi dissuade: «Non possiamo parlare, dobbiamo chiedere autorizzazioni». Il video che hanno realizzato mi pare in linea con l’opinione di Mark l’americano, con un entusiasmo enfatico che a me sembra poco giustificato.

 

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Il sindaco di Venezia Luigi Brugnaro

C’è da dire anche che la misura non serve a fare cassa: a bilancio del comune di Venezia sono dichiarati: 2,3 milioni di euro di spesa per la sperimentazione, 700mila euro di incassi.

 

Davanti alla stazione di Venezia arriva anche il sindaco Luigi Brugnaro a ribadirlo ancora una volta: il ticket serve a sperimentare «e speriamo che possa diluire in altre date non di picco il turismo mordi e fuggi», aggiunge.

 

Brugnaro parla anche di chi protesta. Perché mica tutti sono d’accordo con questa misura, né pensano che sia davvero una soluzione. Il sindaco minimizza, dice che sono pochi («più bandiere che persone»), li accusa di aver paura del cambiamento e ci tiene a ribadire che comunque a lui sta bene che espongano le loro idee, che è giusto che ci sia libertà d’opinione. Ci mancherebbe altro, verrebbe da dire.

 

Di manifestazioni, in città, ce ne sono diverse. Ci accodiamo a quella organizzata dall’Assemblea sociale per la casa, dove c’è qualche spintone con le forze dell’ordine in tenuta antisommossa ma nulla di più (non gli scontri che si trovano in alcuni titoli di giornale). Certo, la loro manifestazione doveva tenersi in Piazzale Roma vicino ai “varchi”, ma non è stato loro concesso:probabilmente sarebbero stati troppo vicini a contesti di forte presenza dei media.

 

Una delle idee dell’Asc è che politiche pensate per le persone residenti potrebbero essere più utili per “salvare Venezia”.

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Gli steward di terzo livello: pettorine arancioni

Abbiamo dei dati?

I dati diffusi dal comune di Venezia con un comunicato stampa vengono ripresi da tutta la stampa. Purtroppo non sono dati verificabili visto che non vengono diffusi in formato aperto: bisogna fare un atto di fede. Il comunicato dice che si sono registrate

 

«113.000 persone, di cui 15.700 paganti. Tra gli esenti: quasi 40.000 ospiti in strutture ricettive (che pagano già la tassa di soggiorno), 2.100 parenti di residenti e 2.000 amici di residenti. Inoltre, registrati per tutto il periodo 13.000 studenti e 20.400 lavoratori. In più vanno considerati tutti i residenti e i nati nel Comune di Venezia che possono entrare ed uscire dalla città senza registrazione, esibendo solo il documento di identità. I controlli svolti hanno verificato in totale quasi 14.000 persone, senza rivelare particolari criticità».

 

 

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Le forze dell'ordine vicino a piazzale Roma

Senza confronti e senza obiettivi sono cifre che dicono poco o niente.  Ma anche quando la sperimentazione sarà conclusa, a luglio 2024, sarà davvero difficile capire quante persone sono state dissuase dallo stare a Venezia un solo giorno.

 

La popolazione dell’isola di Venezia è di 49.977 persone (se si considera la terraferma sono molti di più, ma i ragionamenti vanno fatti sulla parte insulare per rimanere in tema). Secondo il rapporto sull’overtourism di Federalberghi, l’indice di intensità turistica, un indicatore che rapporta il numero di visitatori giornalieri al numero di abitanti, dice che ci sarebbero in media 79 turisti per 100 residenti nell’isola.

 

Anche questo numero, da solo, vuol dire poco.

Secondo un modello matematico sviluppato dall’Università di Venezia, è possibile calcolare la capacità di carico turistico di una città: «un numero», si legge sul sito dell’università, «che esprime un compromesso e che dipende in larga misura da quanta parte del patrimonio edilizio cittadino è dedicato alla ricettività».

 

Ticket e sistemi di prenotazione, allora, servono a ben poco se a monte non ci sono scelte politiche che tutelino i residenti di una città.

 

«Resto convinto», ha detto Paolo Costa, coordinatore del progetto Venezia Civitas Metropolitana, «che per cambiare trend e impedire lo spopolamento definitivo di Venezia sia necessario rendere conveniente dedicare gli edifici ad attività non legate al turismo, non solo in centro storico ma in tutto il bacino dell’area metropolitana».

 

Certo, quelle sono politiche di medio-lungo periodo che non si vedono facilmente, non si possono documentare in un giorno, non prevedono eventi stampa, totem colorati e pettorine. Ma forse sono politiche di cui avrebbe bisogno Venezia (e non solo). Sono politiche residenziali.

 

Venezia, Campo Santa Margherita, ore 13

La manifestazione dell’Assemblea Sociale per la Casa arriva in una zona molto vissuta dai veneziani: Campo Santa Margherita. Qui c’è il centro InformaAnziani, la libreria MarcoPolo dove si riunisce Non una di meno Venezia, c’è molta vita locale: i residenti, appunto. In particolare, ci sono quelli scontenti del ticket presentato come se fosse la soluzione a tutti i problemi.

 

«Abbiamo detto, e continueremo a dire no», scrivono gli attivisti e le attiviste Asc, «ad una città blindata e impacchettata, no a un biglietto d’ingresso e sì a case e servizi, ciò che davvero serve per rispondere al turismo di massa in una Venezia sempre più spopolata».

 

Chiudono il loro corteo fra canti, musica e balli, antifascismo e socialità: l’atmosfera è festosa. C’è una Venezia che conosce i problemi ma vorrebbe risolverli in altri modi. È lontana dalle telecamere dei giornalisti accreditati e dai totem colorati.

Venezia Santa Lucia, ore 15.30

Parliamo un po’ con qualche persona in Campo Santa Margherita: sembrano tutte molto consapevoli e per nulla rassegnate. E non sembrano affatto spaventate dai cambiamenti. Ma decisamente infastidite dai controlli: come dar loro torto?

Se l’overtourism mette pressione ai residenti, essere anche controllati per dover dimostrare di non essere turisti occasionali cosa fa?

Mentre cerco una risposta a questa domanda, dopo un altro paio d’ore la giornata di controlli è finita.

 

Ritornando in stazione passo da una corsia pedonale che non è quella prevista: una ragazza in pettorina bianca particolarmente zelante mi dice che non posso uscire dall’entrata (o entrare dall’uscita?), ma quello è un piazzale e io sto camminando e non vedo perché dovrei passare attraverso percorsi obbligati immaginari: lei vorrebbe che andassi dalle pettorine gialle, ma sinceramente non ne ho voglia così la ignoro, anche lei se insiste.

Anche questa volta non succede niente: gli addetti ai controlli che si vedono in città sembrano aver staccato la spina da almeno mezz’ora. I giornalisti non ci sono più, i politici nel piazzale se ne sono andati da ore.  Me ne vado anch’io: rimetto in ordine le idee e mi metto a scrivere.

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