Ep. 4

I mezzi pubblici per tuttə sono la soluzione?

Il caso di Bari, che grazie alle risorse del PON sulla mobilità, sta provando a cambiare la mobilità della cittadinanza per togliere le auto dalla città

Slow News. Il primo progetto italiano di slow journalism.
Dalle nostre serie Serie Giornalistiche
La mobilità si cambia dalla testa

Un sistema di trasporti sostenibile e giusto è possibile, ed è la base per ricostruire una società libera, accessibile e inclusiva per tuttə, basta volerlo politicamente.

Slow News. Il primo progetto italiano di slow journalism.

M.U.V.T. sulla carta è l’acronimo di Mobilità Urbana Veloce e Tecnologica, è un programma del Comune di Bari, ed è “finalizzato alla gestione della domanda di mobilità sostenibile su tutto il territorio cittadino”, si legge sul sito ufficiale dell’iniziativa. Un programma vasto, di cui fanno parte “una serie di azioni integrate che hanno come obiettivo comune quello di favorire il passaggio dei cittadini verso forme di mobilità più sostenibili, quali il trasporto pubblico locale, la bicicletta, il carpooling e il bike sharing”. Un programma reso possibile anche dai fondi di coesione europei, in particolare quelli dedicati alla città metropolitana di Bari dal PON Metro, il programma nazionale per lo sviluppo urbano. 

 

Ma Mù-vt, se lo leggi con l’accento barese, con la u breve e aperta come unica vocale stretta in mezzo a sole consonanti, è un “muoviti”, “datti una mossa”. E visto che il progetto è nato quando, dopo la pandemia, il comune di Bari si è ritrovato con un passivo del 44% nell’utilizzo da parte della cittadinanza dei mezzi pubblici cittadini, questo acronimo deve essere sembrato un perfetto invito alla cittadinanza: tornate a usare i mezzi pubblici, evitate di usare l’automobile.

 

Il problema della congestione, dell’inquinamento da polveri sottili, del consumo di suolo e della sicurezza stradale dei centri urbani, non solo in Italia, è gigantesco. In molte città europee, la cui capofila più recente è Parigi, una forte leadership unita a delle idee innovative, si è riusciti a ridurre drasticamente l’uso dell’automobile privata. In Italia, la questione per ora è stata affrontata da poche amministrazioni, e le proposte più radicali di solito si limitano all’instaurazione della cosidetta Città 30, ovvero dell’imposizione sui territori comunali del limite di velocità a 30km/h. 

 

Abbiamo raccontato questo modello in un articolo di questa serie dedicato a Olbia, la prima città italiana a diventare città 30, una città goevrnata da tanti anni dalla destra, che dimostra come queste problematiche, così come le poltiche per risolverle, non sono una questione di colore politico degli aministratore: il diritto alla mobilità è bipartisan.

Di solito, nelle situazioni in cui la dinamica del traffico cittadino si inverte a favore dei mezzi di mobilità alternativa alle auto, il risultato ottenuto è la serie di tante politiche messe in campo e di cui il limite di velocità è solo una. Spesso si associa alla pedonalizzazione delle strade scolastiche, quelle vicine alle scuole, alla riduzione drastica dei parcheggi e all’aumento del loro costo, alla determinazione di aree limitate al traffico, o di tasse di utilizzo dell’auto nei centri cittadini. 

 

Ma oltre a queste misure, che potremmo definire “limitative”, ovvero che puntano a limitare e rendere più difficile e oneroso usare l’auto, ci sono anche delle poltiche positive, che cioè non puntano a disincentivare direttamente l’uso delle auto, ma, prendendola dal punto di vista opposto, a incentivare l’uso di qualsiasi altro mezzo di trasporto. Tra queste misure ci sono quelle volte a dare spazio a pedoni e ciclisti, con la costruzione di piste sicure e di zone pedonali. O anche politiche più o meno radicali sul prezzo dei mezzi pubblici, come è successo a Bari.

 

Era il febbraio del 2023 quando il sindaco di Bari annunciò la misura: “MUVT in BUS365”, ovvero una agevolazione voluta dall’amministrazione comunale e da AMTAB, l’Azienda Mobilità e Trasporti Autofiloviari di Bari, che offre al costo di 20 euro invece che i precedenti 250 la possibilità di usare senza limiti per tutto l’anno tutti i mezzi pubblici cittadini. I destinatari? non solo i residenti, ma tutte le persone che a Bari ci passano anche per lavoro o per studio e che possono aderire all’offerta senza alcun limite di reddito.

 

Il progetto, che costa alle casse del Comune circa 5 milioni di euro, è reso possibile dagli investimenti previsti nel programma nazionale per lo sviluppo urbano e nasce nel 2019 sulla base di una convinzione dell’amministrazione comunale: «l’idea del Sindaco», racconta Luigi Ranieri, direttore per l’attuazione del Programma Città Metropolitana, 1si fonda sul principio che la mobilità è un diritto, e ancora di più lo è la mobilità sostenibile, quindi bisognava attivare una serie di iniziative che favorissero l’avvicinamento di tutte le fasce di popolazione a modelli di mobilità e di spostamento all’interno della città che non fossero legati all’auto ma ad altri mezzi».

Slow News. Il primo progetto italiano di slow journalism.

«Partendo dal presupposto che, essendo la mobilità un diritto e non un privilegio», continua Ranieri, «è importante che rimanga una ossatura pubblica al servizio dei cittadini». 

 

Che cos’è MUVT? «È un sistema che accompagna un cambiamento radicale dell’offerta complessiva di mobilità in città, non riguarda solo gli autobus, perché oltre a fare numerosi investimenti sul trasporto pubblico locale, stiamo cambiando progressivamente le abitudini dei baresi con l’inserimento del bike sharing, dello scooter sharing, dei monopattini e anche del car sharing». 

 

Come insegnano infatti le esperienze internazionali e come dicono tutti gli esperti che studiano da anni i modelli di trasporto urbano e suburbano, non c’è una sola misura che risolve tutto. Servono tante iniziative integrate, perché la mobilità è un ecosistema delicato e multiforme, e uno dei problemi maggiori della dipendenza dalle auto private, connaturato alle automobili, è proprio che quando si inseriscono le automobili in un sistema di mobilità, esse tendono a prendere il sopravvento su tutti gli altri metodi di transito. 

 

«Inserire una iniziativa come questa senza agire sulla domanda», racconta ancora Ranieri, «sarebbe stato inutile e quindi abbiamo ideato una serie di misure che potessero in qualche modo avvicinare i cittadini e modelli diversi. Abbiamo iniziato con i 20 centesimi a km per chi va in bicicletta al lavoro con un dispositivo innovativo che traccia gli spostamenti, e poi siamo arrivati a fare quello che era scritto nella nostra campagna elettorale: quello di dare l’abbonamento dell’autobus a 20 euro ovvero praticamente gratis».

L’abbonamento a 20 euro, assicurano dall’amministarzione del capoluogo pugliese, non è una misura spot, ma vuole essere parte integrante di un cambio di paradigma della mobilità, perché i vantaggi indiretti per la comunità dell’avere più gente che prende l’autobus sono molto più elevati rispetto a quello che può essere il vantaggio economico del costo del biglietto per le casse del comune. «Andando in autobus gratis», dice Ranieri, «la gente è incentivata a fare lo shift modale verso altre forme di mobilità, dal monopattino, alla bicicletta, al camminare, e abbandona l’idea malsana che purtroppo c’è ancora di pretendere di arrivare in macchina sotto l’ufficio, o per fare shopping o per fare qualsiasi altra cosa».

 

Bari non è la prima realtà in Europa a provare una soluzione del genere. «Ci siamo ispirati ad altri sperimentazioni che sono state fatte in giro per l’Europa, dalla Germania fino a Lussemburgo e qualche altra città, però siamo sicuramente stati l’apripista in Italia. E il ruolo dei fondi? Quanto sono importanti? «Per questa operazione ovviamente è stato molto utile il Fondo Europeo» risponde Ranieri, «ma è un’operazione che noi di fatto avevamo già adottato: già da tempo gli over 65 viaggiano gratis sugli autobus».

 

Ora, dopo 9 mesi di sperimentazione, i risultati sono incoraggianti. Ma la sostenibilità ordinaria di un’operazione del genere non è scontata. «È ovvio che la sua sostenibilità ordinaria dipende dai numeri del trasporto opubblico locale», ribadisce Ranieri. E aggiunge: «se i numeri aumentano di molto e quindi se effettivamente si arriva a una situazione in cui tutta la cittadinanza paga poco, allora diventa un servizio capillare, diffuso e sostenibile. Quindi se arrivassimo teoricamente a un abbonamento annuale per tutti i cittadini e se a quel punto se avessimo anche altre tipologie di entrate, dal parcheggio o da forme che disincentivano l’utilizzo dell’auto, potremmo pensare di renderlo stabile ed è quello l’obiettivo che vogliamo raggiungere».

Continua a seguirci
Slow News ti arriva anche via email, da leggere quando e come vuoi...
Iscriviti gratis e scegli quali newsletter vuoi ricevere!
Stai leggendo
La mobilità si cambia dalla testa

Un sistema di trasporti sostenibile e giusto è possibile, ed è la base per ricostruire una società libera, accessibile e inclusiva per tuttə, basta volerlo politicamente.

Slow News. Il primo progetto italiano di slow journalism.

Tutti gli episodi

2

La mobilità insostenibile

L’Italia è un paese completamente dipendente dalle automobili, che continua a investire su strade e autostrade, lasciando le briciole a interventi che puntano veramente a cambiare il sistema

3
4
Altri articoli Mobilità
Slow News. Il primo progetto italiano di slow journalism.

La mobilità insostenibile

L’Italia è un paese completamente dipendente dalle automobili, che continua a investire su strade e autostrade, lasciando le briciole a interventi che puntano veramente a cambiare il sistema