La seconda vita di una fabbrica abbandonata ad Aprilia

Idee, persone e fondi fanno rivivere una vecchia fabbrica ad Aprilia: ora è un polo culturale e di accoglienza.

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«C’è voluto del tempo per animare questo posto. Come chi acquista una casa nuova e decide di abitarla prima di arredarla in modo definitivo per capire meglio cosa serve in ogni stanza». Francesca Barbaliscia, assessora ai Servizi sociali del comune di Aprilia, cittadina di circa 70mila abitanti in provincia di Latina, spiega così il processo di trasformazione dei capannoni di un ex stabilimento industriale per l’imbottigliamento di acqua e bibite in un centro multifunzionale gestito dal comune.

Oggi i capannoni dell’ex fabbrica, acquistata dall’amministrazione di Aprilia alla fine degli anni novanta dopo la cessazione delle attività, ospitano un teatro, un magazzino per lo smistamento di prodotti alimentari indirizzati alle mense solidali, un centro antiviolenza, la sede della protezione civile e molte altre realtà del territorio.

Ufficialmente si chiama Polo CulturAprilia, ma tutti lo conoscono ancora come ex Claudia, perché lì veniva imbottigliata l’acqua Claudia, la cui fonte è ad Anguillara Sabazia, un’ottantina di chilometri più a nord. La trasformazione è stata lenta. «C’è voluto del tempo ed è servito anche intuito», aggiunge l’assessora ai Lavori pubblici, Luana Caporaso, che ha ereditato il progetto dal suo predecessore. «Perché la parte più difficile» nei processi di rigenerazione urbana, dice Caporaso, «inizia quando finisce la ristrutturazione edilizia e bisogna far vivere gli spazi».

Ascolta la voce di Francesca Barbaliscia

Mentre l’assessora parla, è appena terminata l’inaugurazione della settima edizione di Osmosi, il Festival delle culture di Aprilia: una settimana di eventi, incontri ed esposizioni durante la quale le associazioni del territorio si incontrano e si fanno conoscere dai cittadini e dalle scuole. «Il tema di quest’anno è l’Agenda 2030, il programma per lo sviluppo sostenibile dell’Onu. Ogni appuntamento è dedicato a un obiettivo», spiega Dora Nevi, direttrice artistica del festival. All’inaugurazione si sono esibiti i cori delle classi a indirizzo musicale di un istituto comprensivo del territorio, così il cortile è pieno di ragazzi, genitori e insegnanti.

«Far conoscere questo posto è stata una scommessa», commenta Barbaliscia, «perché, pur essendo molto vicino al centro cittadino, è all’interno di una delle aree industriali di Aprilia e, al momento, ci si può arrivare solo attraverso la via Pontina, una strada a scorrimento veloce».

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Il Polo CultuAprilia - foto di Ylenia Sina

Anche se oggi l’ex Claudia è un polo culturale, e al di là del muro di cinta che la delimita si vedono i tetti di alcune villette, condivide ancora l’ingresso con altri capannoni industriali e commerciali ai quali si accede proprio dalla via Pontina, la statale che collega Roma a Latina. I tir parcheggiati all’esterno disorientano chi cerca eventi e servizi.

«Questa posizione è strategica per alcuni aspetti, meno per altri», commenta Barbaliscia. Il riferimento è al Banco alimentare del Lazio, a cui l’amministrazione comunale ha assegnato gratuitamente uno spazio. La onlus recupera le eccedenze di cibo della produzione agricola, dell’industria alimentare e della grande distribuzione e le consegna a titolo gratuito alle mense degli enti non profit. Un’attività che muove con i tir tonnellate di prodotti ogni settimana, per la quale i locali ampi di un’ex fabbrica, ben collegati al resto del territorio regionale, sono l’ideale.

Il Banco alimentare all’ex Claudia ci è arrivato dopo i lavori di riqualificazione energetica, finanziati con circa un milione di euro del programma della regione Lazio Plus, acronimo di Piano locale urbano di sviluppo, cofinanziato dal Fondo europeo di sviluppo regionale (FESR) nell’ambito della programmazione 2007-2013.

Anche se quando l’iter è partito, nel 2012, l’ex fabbrica era già stata trasformata in uno spazio per attività artigianali e culturali, I’investire sulla sua riqualificazione «ha spinto l’amministrazione a trovare una nuova vocazione per l’ex Claudia e a sfruttare meglio i suoi spazi», ha spiegato Caporaso.

Per alcune attività la domanda è arrivata dal territorio. Come il centro antiviolenza gestito da una storica associazione di Latina, il Centro donna Lilith, che, raccogliendo i dati, si era accorta che le richieste di aiuto dal territorio di Aprilia erano sempre di più.

L’amministrazione ha accolto la proposta e, ottenuti i finanziamenti grazie a un bando della Regione, il progetto è partito. «Questa non sarà la sistemazione definitiva: stiamo ristrutturando locali più centrali. Poter disporre di uno spazio versatile come quello dell’ex Claudia, però, ha permesso all’amministrazione di attivare subito il servizio», spiega Barbaliscia. Per Giulia Bertassello, operatrice del centro antiviolenza, «la mancanza di un collegamento con i mezzi pubblici ha creato problemi alle utenti, ma l’isolamento ha un risvolto positivo: le donne lo percepiscono come un luogo protetto. Lo testimonia il fatto che dal 2018, anno di apertura, ad oggi le richieste di aiuto sono più che raddoppiate».

Ascolta la voce di Giulia Bertassello

Oltre al centro antiviolenza e al Banco alimentare, all’ex Claudia hanno sede anche la Protezione civile e l’Associazione nazionale carabinieri. C’è poi il centro anziani, «anche se in modo provvisorio in attesa che venga ristrutturata la sede originaria»; il Centro di solidarietà San Benedetto che distribuisce pacchi alimentari alle famiglie bisognose; c’è il servizio drive in della Asl per effettuare i tamponi per il rilevamento del Covid fornito nell’enorme corridoio coperto ma esterno alla struttura; ci sono i corsi della Croce rossa.

La sala in cui si svolge l’intervista è stata la sede dell’aula consiliare per un paio di anni durante la ristrutturazione del palazzo comunale. «Presto qui ci sarà un coworking aperto 24 ore su 24», continua Caporaso che aggiunge: «Il nostro obiettivo è riuscire a usare questi spazi a 360 gradi così da rispondere a tutte le esigenze».

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Sala interna Spazio CulturAprilia - Foto di Ylenia Sina

A fianco dei nuovi progetti, resistono quelli storici. È il caso della Compagnia teatro finestra, nata nel 1976, che vent’anni fa ha dato vita a un laboratorio sperimentale proprio all’interno dell’ex fabbrica. «Il primo spettacolo l’abbiamo realizzato nel 2002 quando era ancora un magazzino. Poi piano piano abbiamo sistemato», racconta il direttore artistico Raffaele Calabrese. La ristrutturazione del teatro vera e propria è arrivata nel 2019 con fondi regionali. Anche la riqualificazione dell’intero stabile, però, ha avuto un impatto: «L’uso di questo posto è aumentato e così anche le persone che lo conoscono. Questo ha giovato anche a noi che lavoriamo qui da anni ». Ancora oggi nella sala del teatro quasi ogni giorno si tengono laboratori divisi per fasce d’età, a partire dai sei anni. Alcuni sono gratuiti, come quello del venerdì pomeriggio con gli studenti di un liceo.

Ora l’amministrazione punta a collegare il polo multifunzionale al tessuto urbano grazie a una pista ciclabile.

«Il primo pezzo era stato realizzato con fondi europei e da poco abbiamo vinto un finanziamento del Pnrr per terminarla», dice Caporaso che elenca con orgoglio i tanti fondi che l’amministrazione di Aprilia è riuscita a ottenere.

Ascolta ancora Luana Caporaso

«È importante leggere bene i bandi, capire quello che chiedono e quali rispondono ai bisogni del tuo territorio», dice Caporaso. «A riguardo la nostra struttura è molto sviluppata: fino a poco tempo fa avevamo uno “sportello europeo” e comunque anche negli uffici ordinari ci sono persone che nel tempo hanno acquisito conoscenze specifiche e che, inoltre, hanno a cuore il futuro di Aprilia e quindi si impegnano per raggiungere questi obiettivi».

Per Caporaso sono le competenze delle singole persone e l’interesse nei confronti del territorio a fare la differenza: «Circa un anno fa, quando ci sono stati assegnati molti fondi del Pnrr, i colleghi di un comune vicino hanno chiesto di incontrarci per capire il funzionamento della nostra struttura. Sono rimasti sbalorditi quando si sono accorti che,  a fronte di un’organizzazione simile, avevamo raggiunto risultati migliori».

La parte che preoccupa di più Caporaso non è «vincere i bandi ma realizzare i progetti e rendicontarli una volta che sono stati finanziati».«Spesso», ripete, «il vero lavoro inizia dopo la vittoria del bando».

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