Il piano Marshall per l’Africa ha sei zampe

TAG:

Lunedì 23 gennaio, l’AD di ENI Claudio Descalzi, che accompagna la Presidente del Consiglio Giorgia Meloni nel suo viaggio in Algeria, ha annunciato che dal 2024 l’Italia importerà 28 miliardi di metri cubi di gas dal Paese nordafricano. Ecco che forma ha il piano Marshall per l’Africa, proposta presente sui programmi elettorali della coalizione al governo in Italia: quella di un cane a sei zampe.

Ma in cosa consiste questo piano? Non c’è un progetto di cooperazione, non c’è un disegno di legge, non c’è una dichiarazione di intenti da parte del governo e nemmeno una presa di posizione internazionale.

La questione l’abbiamo già trattata nel primo episodio di Slowly notando come il rapporto tra Italia e Africa non sia quasi mai un rapporto “tra pari”. Ora,  pensare di ideare, sviluppare e mettere in pratica (se mai lo si farà) un “piano Marshall” per l’Africa calandolo dall’alto, quando quella stessa Africa chiede al mondo, dal 2015, di rispettare gli impegni presi per sostenere la conversione energetica (100 miliardi di euro l’anno fino al 2030), significa continuare a guardare il mondo con le lenti del colonialismo.

L’Africa del piano Marshall non esiste già più. Le azioni di sostegno allo sviluppo non possono essere più top-down. Questo è l’approccio che gli ex paesi coloniali hanno fin dalla stagione delle indipendenze (iniziata nel 1960). Che senso ha continuare così?

Per capire meglio il vuoto di questa proposta basti pensare che la sola Germania, di “piani Marshall per l’Africa”, ne ha preparati 10 negli ultimi 20 anni. L’ultimo appena due anni fa. Sarà per questo che, rispetto ai programmi elettorali, si è passati dalla definizione di “piano Marshall” a quella di “piano Mattei”?

Le Afriche che proviamo a raccontare qui su Slow News sono un continente moderno: nella serie Rinascimento africano, ad esempio, proviamo a delinearne i nuovi contorni politici e sociali, mentre in Scienceafrique ne raccontiamo lo sviluppo scientifico e tecnologico. Sono le Afriche che rompono gli schemi di pensiero occidentali, schemi da superare, perché non fanno altro che danneggiare noi stessi.

Cose che restano

Cose che meritano di non essere perse nel rumore di fondo della rete, che parlano di oggi e che durano per sempre
  • Articolo
    Articolo
    4 giorni fa
    Appunti dalle Utopiadi di Milano

    La cosa che resta di oggi è un ragionamento che parte da una bella esperienza che si è svolta a Milano tra il 6 e l’8 febbraio, in concomitanza con l’avvio delle Olimpiadi invernali, ma che è stata in gran parte ignorata dai media: le Utopiadi. In quei giorni, una comunità di collettivi ha organizzato […]

  • Libro
    Libro
    9 giorni fa
    L’anarchia spiegata dagli anarchici

    La cosa che resta di oggi, venerdì 13 febbraio, non ha alcuna attinenza con l’attualità, ma paradossalmente torna utile un giorno sì e l’altro pure. È un libretto, uno di quei matti libretti della collana Millelire che l’editore Marcello Baraghini ha messo in circolo in Italia a partire dal 1989, si intitola L’anarchia spiegata dagli […]

Leggi tutte le cose che restano