“Per noi restare umani non è un semplice slogan. Significa che, prima di tutto, sono le utenti, le persone che costruiscono le reti umane a cui ci appoggiamo e le comunità che ci hanno inondato di messaggi e di amore e solidarietà, che devono essere tutelate”. Lo scrive il collettivo Autistici/Inventati (A/I). Il 26 agosto […]
Cannabis e amnistia
In occasione dell’anniversario della rivoluzione del re e del popolo, il re Mohammed VI del Marocco ha graziato 4.831 persone condannate, processate o ricercate in casi legati alla coltivazione di cannabis.
“È un’iniziativa eccezionale, che consentirà ai coltivatori e alle loro famiglie di vivere serenamente e di partecipare alla nuova dinamica della legalizzazione”, ha detto all’AFP il direttore dell’Agenzia marocchina per la regolamentazione della cannabis (ANRAC). Primo produttore al mondo secondo l’ONU, il Marocco ha avviato nel 2021 una strategia di legalizzazione della cannabis a scopo medico e industriale: oggi è legale la sua coltivazione e la sua commercializzazione in tre province della regione del Rif, dove l’attività esiste (e resiste) da secoli, con l’obiettivo non solo di contrastare il traffico illegale ma anche di inserirsi in una nuova dinamica globale di legalizzazione della sostanza, con sbocchi economici importanti per le casse pubbliche, posizionandosi come un attore importante sul mercato globale della cannabis.
Sulla cannabis il Marocco sta scrivendo la storia, come ho già sottolineato in questo breve articolo: il primo raccolto legale di cannabis prodotta in Marocco è stato di 294 tonnellate, nel 2023, e proviene tutto dalle 32 cooperative che riuniscono e rappresentano 430 agricoltori su 277 ettari di coltivazioni nelle zone montuose settentrionali del Rif di Al Houceima, Taounat e Chefchaouen. Quest’anno l’ANRAC sta esaminando la richiesta di 1.500 nuovi agricoltori che si sono organizzati in 130 cooperative per produrre cannabis destinata all’industria farmaceutica. La coltivazione della varietà autoctona locale, resistente alla siccità e conosciuta come Beldia, è iniziata a marzo. Finora sono operative due unità di trasformazione della cannabis legale e altre due sono in attesa di attrezzature, mentre 15 prodotti a base di cannabis sono in fase di autorizzazione per l’uso medicinale. Il Marocco sta anche cercando di attingere a un mercato globale in crescita per la cannabis legale e lo scorso anno ha concesso 54 permessi di esportazione.

Cose che restano
- Restare umani
- Il lavoro non pagato
In italiano non c’è nemmeno un termine per definirlo, l’unpaid work. Seguendo una definizione dell’Istituto sindacale europeo, il lavoro non pagato comprende il tempo, i costi e l’impegno emotivo che i lavoratori e le lavoratrici investono senza ricevere un compenso adeguato: dalle attività amministrative a quelle di preparazione, dal tempo di spostamento all’auto-formazione, dal networking fino […]
Articolo6 mesi faL’anonimato di Banksy è un atto politicoLa cosa che resta di oggi è una riflessione di Massimo Mantellini intitolata Scegli la tua arma contro Banksy, che riguarda l’anonimato come scelta politica e che, di riflesso, svela i tentativi di smascherarlo come atti di reazione che difendono il potere. Mantellini parte dalla critica di un articolo del Post per puntualizzare l’elemento fondamentale […]
MercoledìSlowlyUn podcast settimanale per approfondire una cosa alla volta, con il tempo che ci vuole e senza data di scadenza.
VenerdìAtipicheÈ dedicata all’ADHD e alle neurodivergenze. Nasce dall’esperienza personale di Anna Castiglioni, esce ogni venerdì e ci trovi articoli, studi, approfondimenti, consigli pratici di esperte e esperti.
SabatoThe Slow JournalistLa cura Alberto Puliafito, è dedicata al giornalismo e alla comunicazione, esce ogni sabato e ci trovi analisi dei media, bandi, premi, formazione, corsi, offerte di lavoro selezionate, risorse e tanti strumenti.
DomenicaCose che restanoLa newsletter della domenica di Slow News. Contiene consigli di lettura, visione e ascolto che parlano dell’attualità ma che durano nel tempo.


