Danta center Magenta: la storia e quel che c’è da sapere

È il progetto per uno dei data center più grandi d’Europa

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Nota

Questo è un articolo dedicato al progetto di Data center MXP Magenta. Viene aggiornato periodicamente.

Gli archivi dei documenti sul Data Center di Magenta con le AI

Ho creato due archivi consultabili con modelli di intelligenza artificiale generativa sul Data Center di Magenta.

Il primo archivio è su uno strumento gratuito che si chiama Pinpoint.
È accessibile qui, senza bisogno di farne richiesta.
Contiene tutti i documenti della valutazione di impatto ambientale, tutti catalogati per tipologia. Rispetto all’archivio documentale presente sul sito del ministero, si può consultare interrogandolo. Se lo fai, ricorda che le intelligenze artificiali generative possono commettere errori e le loro risposte vanno verificate.

Ho creato anche un NotebookLm con la medesima collezione di documenti.

 

Il Data center di Magenta: fatti e numeri

A Magenta, nell’area dell’ex stabilimento Novaceta, la società di gestione del risparmio Namira progetta uno dei più grandi data center d’Europa. Attorno a questo progetto si è aperto, nella primavera del 2026, un acceso dibattito urbanistico, ambientale e sociale.

I numeri essenziali del progetto

  • Nome ufficiale del progetto: “MXP Magenta, campus ad uso data center”
  • Proponente: Namira Sgr, per conto del Fondo Ukhast (comparto 1)
  • Luogo: area ex Novaceta, viale Piemonte, settore nord di Magenta
  • Superficie territoriale del piano: 215.653 metri quadrati
  • Edifici: 5, nove piani, circa 27 metri di altezza (volumi tecnici inclusi)
  • Superficie del campus: circa 130.000 metri quadrati
  • Potenza elettrica assorbita: circa 300 MW
  • Generatori di emergenza: 141 (140 per il data center, 1 per la sottostazione), per 1.099 MWt di potenza termica
  • Raffreddamento: ad aria, a circuito chiuso, senza acqua di falda
  • Investimento complessivo dichiarato: 2,5 miliardi di euro
  • Operazione urbanistica verso il Comune: 19 milioni, di cui 13 di opere pubbliche
  • Aree cedute al Comune: circa 44.000 metri quadrati
  • Occupazione a regime: circa 130 persone
  • Stato dell’iter: piano attuativo adottato (delibera di giunta n. 103 del 7 aprile 2026); valutazione di impatto ambientale al ministero, in corso

L’area ex Novaceta e la sua storia

La Novaceta ha prodotto acetato di cellulosa a Magenta dal 1951 al 2010, quando lo stabilimento ha chiuso. Da allora l’area è rimasta dismessa, un sito industriale abbandonato con materiali pericolosi nel suolo. Nel 2021 il fondo gestito da Namira l’ha acquistata, quando era in mano a una banca. La bonifica integrale è ancora in corso e, secondo Namira, finirà nel 2027, sotto il controllo di Arpa Lombardia e Ats. L’investimento privato per la sola bonifica vale circa 5 milioni di euro. Le demolizioni dei vecchi capannoni sono quasi completate.

A Magenta Namira ha acquistato anche un secondo comparto dismesso, l’ex Saffa di Pontenuovo, la storica fabbrica di fiammiferi, per altri 250.000 metri quadrati circa. In tutto il fondo controlla in città circa 450.000 metri quadrati. La destinazione del secondo lotto non è ancora definita.

Cosa prevede il progetto

I cinque edifici del data center sono modulari e indipendenti: ognuno ha i propri uffici e il proprio magazzino tecnico. La realizzazione, secondo il progetto, avviene in cinque fasi successive.

La sagoma vera e propria degli edifici si ferma intorno ai 17,5 metri. Gli apparati in copertura, i gruppi frigoriferi, i generatori e le schermature portano l’altezza complessiva verso i 27 metri.

Tra le ipotesi sul tavolo per il raffreddamento c’erano un sistema a torri evaporative, con un consumo stimato intorno ai 500.000 metri cubi d’acqua all’anno, e un sistema adiabatico, intorno ai 200.000. Sono state scartate entrambe. La soluzione adottata è la condensazione ad aria a circuito chiuso, con free cooling, che per gran parte dell’anno raffredda senza usare i compressori e, soprattutto, non consuma acqua di falda né d’acquedotto per dissipare il calore. Il gas refrigerante scelto, l’R1234ze, ha un impatto serra ritenuto molto basso. È previsto il riuso delle acque piovane per irrigazione e servizi, un impianto fotovoltaico sul posto, e la predisposizione a immettere in futuro il calore di scarto in una rete di teleriscaldamento.

 

L’energia

Il campus dovrebbe collegarsi in alta tensione direttamente alla rete di trasmissione nazionale, attraverso la sottostazione di Terna già esistente a circa 320 metri dal sito. È prevista una nuova sottostazione dedicata nel settore nord-est del comparto e due linee elettriche interrate parallele, per garantire la continuità anche in caso di guasto su una di esse. Sul voltaggio i documenti parlano genericamente di alta tensione.

Per dare un ordine di grandezza, nelle giornate estive di picco Milano arriva a un consumo di circa 1.500 MW, e le analisi che circolano nel dibattito stimano il consumo del data center intorno al 40 per cento di quello cittadino. In Italia ci sono richieste di connessione alla rete per oltre 60 gigawatt, in gran parte al Nord e in particolare nel Milanese, a fronte di una capacità che ne potrà realizzare una frazione nei prossimi anni. Molti di questi progetti competono per una quantità di energia che la rete non è ancora in grado di fornire. Il data center di Magenta non è un caso isolato ma un pezzo di questa corsa.

Le opere per Magenta

L’operazione urbanistica vale 19 milioni di euro, di cui 13 di opere pubbliche, e prevede la cessione al Comune di circa 44.000 metri quadrati: 15.000 per la nuova viabilità, 29.000 per servizi e attrezzature. L’opera più rilevante e attesa è un nuovo campus sportivo pubblico, valutato oltre 6 milioni di euro, accanto al recupero di edifici esistenti per funzioni collettive. Sul fronte della mobilità sono previste varie opere (l’allargamento di via Pacinotti, una nuova bretella di collegamento con via Impastato, una rotatoria su via Galilei, il potenziamento dei parcheggi a servizio della stazione ferroviaria, la riqualificazione di via Roma e di piazza Kennedy, nuova illuminazione pubblica e una pista ciclabile dalla stazione al confine del comune). La stampa locale parla di circa 160 nuovi posti auto. Il sindaco rivendica inoltre 400.000 euro aggiuntivi per il Parco del Ticino e il recupero dell’edificio storico dell’ex infermeria della Novaceta, a memoria del passato industriale del sito.

A fronte di un investimento privato dichiarato in 2,5 miliardi, insomma, a Magenta arrivano 13 milioni di opere e 130 posti di lavoro a regime. Chi sostiene il progetto lo legge come la riconversione di una ferita industriale rimasta aperta per quindici anni, ottenuta peraltro con una bonifica che il privato paga al posto del pubblico. Chi lo contesta chiede, invece, se quel rapporto sia equo, e se per un’area così centrale e ben servita non andassero almeno valutate alternative diverse.

Data center a Magenta: l'iter amministrativo e le valutazioni

Ecco la sequenza degli eventi che portano al progetto del data center di Magenta e i successivi dibattiti

  • 2017: il piano di governo del territorio assegna all’area una destinazione produttiva. Da qui le opzioni possibili: industria, logistica, data center.
  • 2021: il fondo di Namira acquista l’ex Novaceta; il Comune approva una prima delibera di indirizzo.
  • luglio 2023: il nuovo Documento di Piano inquadra l’area come ambito di rigenerazione “AR2”.
  • marzo 2024: viene presentato il piano attuativo.
  • 7 aprile 2026: la giunta adotta il piano attuativo, con la delibera n. 103.
  • 13 aprile 2026: conferenza stampa di presentazione del sindaco Luca Del Gobbo e dell’assessore all’urbanistica Simone Gelli.
  • 15 maggio 2026: scadenza delle osservazioni alla convenzione urbanistica, a livello comunale.
  • 9 giugno 2026: scadenza delle osservazioni alla valutazione di impatto ambientale, al ministero.
  • 24 giugno 2026: il consiglio comunale vota sulla richiesta di una commissione speciale e di un percorso partecipativo.

La valutazione di impatto ambientale è ancora in corso presso il ministero dell’Ambiente e della sicurezza energetica. Per la sua dimensione, il progetto è soggetto anche a valutazione di impatto sanitario, condotta insieme all’Istituto superiore di sanità: la impone il superamento delle soglie fissate dalle linee guida nazionali sui data center del 2024.

Il dibattito e la politica

L’opposizione al progetto, o meglio al modo in cui è stato condotto, mette insieme il Partito democratico, con il segretario cittadino Matteo Di Gregorio, Alleanza Verdi e Sinistra, il Partito socialista e il Movimento 5 stelle, oltre alla coalizione civica Progetto Magenta, guidata in consiglio da Silvia Minardi con Valentina Campana.

L’8 giugno 2026 c’è stata un’assemblea pubblica, e davanti ai cancelli dell’ex Novaceta si è tenuto un presidio. La vicenda è uscita anche dalle aule e dai comunicati: il sindaco di Corbetta, Marco Ballarini, molto popolare sui social, è intervenuto con un video a favore del progetto e poi con un altro che invece chiedeva di ridimensionarli; il sindaco di Magenta Del Gobbo ha parlato di disinformazione da parte di alcuni creator, indicando nella valutazione ambientale la garanzia del percorso.

Il Pd ha criticato la conferenza stampa in cui Del Gobbo ha mostrato un assegno simbolico da tredici milioni di euro.

Al consiglio del 24 giugno il centrosinistra chiedeva una commissione consiliare speciale con poteri di controllo e indirizzo, più un percorso di consultazione aperto ai cittadini, richiamando gli articoli dello statuto comunale sulla partecipazione. La maggioranza di centrodestra ha approvato, con i soli suoi voti, una versione emendata di questa richiesta: una commissione a carattere soltanto consultivo, con lo stralcio del punto sulla consultazione popolare. Progetto Magenta non ha partecipato al voto e ha parlato di partecipazione tradita, di un organismo destinato a osservare più che a incidere. Nel 2027 a Magenta si vota: il tema sarà al centro della campagna elettorale.

Le questioni ambientali aperte

Il calore è la prima. Un data center converte gran parte dell’energia che assorbe in calore, che va smaltito. Con il raffreddamento ad aria quel calore finisce in atmosfera. Tra le preoccupazioni dei residenti c’è l’effetto isola di calore sul quartiere. Circola la cifra di due o tre gradi in più sul microclima locale: non ho trovato uno studio pubblico che la sostenga, ed è esattamente il tipo di stima che la valutazione ambientale dovrebbe produrre con modelli seri.

Il rumore è la seconda. Gruppi frigoriferi e ventole funzionano, 24 ore su 24 o in casi di emergenza. Le osservazioni presentate dai cittadini chiedono analisi sugli spettri di frequenza, comprese le basse frequenze, e sulle vibrazioni. Il sito non è una zona industriale isolata: confina con case abitate da oltre trent’anni.

Poi ci sono i generatori di emergenza, 141 in tutto. I cittadini chiedono quante volte verranno avviati per i test e con quante emissioni a ogni accensione.

Sull’acqua, il fatto che il raffreddamento non usi la falda è un punto a favore del progetto rispetto ad altri data center; resta da chiarire l’uso residuo di acqua potabile per umidificazione e servizi.

Sul paesaggio, cinque blocchi da 27 metri ai margini del tessuto storico cambiano lo skyline, e le mitigazioni previste vanno verificate sul campo e non solo sulla carta.

Cosa non sappiamo ancora

  • Se e quando sarà firmata la convenzione urbanistica.
  • L’esito della valutazione di impatto ambientale e sanitario, e con quali prescrizioni.
  • Chi saranno gli operatori finali che useranno il data center.
  • Che cosa diventerà il secondo lotto, l’ex Saffa.
  • Il voltaggio definitivo e il tracciato di dettaglio dell’elettrodotto.

Fonti

Fonti principali:

02 luglio 2026
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