Come ti normalizzo la violenza

Slow News. Il primo progetto italiano di slow journalism.

“Fai attenzione, non vestirti in un certo modo”,
“Non lasciare mai il bicchiere incustodito”,
“Rimani sempre in gruppo”,
“Non ubriacarti, ché altrimenti il lupo lo trovi“.

Sono solo alcune delle tante frasi che ogni donna sente ripetersi dall’adolescenza in poi.

I riflettori sono sempre sulla potenziale vittima, sulla responsabilità di non essere preda del lupo, e più raramente – ma quasi mai – ci si concentra sulle responsabilità effettive, quelle del carnefice. È la vittima che deve sforzarsi di essere meno preda possibile, il fatto che esista il predatore è invece dato per scontato.

La normalizzazione della violenza passa anche dalle parole che usiamo. Soprattutto dalle parole che usiamo. Dalle frasi, dai concetti, che vengono reiterati in maniera più o meno consapevole quando se ne parla.

Lo spiega Giulia Blasi, su Valigia Blu.

 

Immagine di copertina: Non Una Di Meno.

Francesca Menta
Francesca Menta
2 anni fa

Cose che restano

Cose che meritano di non essere perse nel rumore di fondo della rete, che parlano di oggi e che durano per sempre
  • Articolo
    Articolo
    3 giorni fa
    Appunti dalle Utopiadi di Milano

    La cosa che resta di oggi è un ragionamento che parte da una bella esperienza che si è svolta a Milano tra il 6 e l’8 febbraio, in concomitanza con l’avvio delle Olimpiadi invernali, ma che è stata in gran parte ignorata dai media: le Utopiadi. In quei giorni, una comunità di collettivi ha organizzato […]

  • Libro
    Libro
    8 giorni fa
    L’anarchia spiegata dagli anarchici

    La cosa che resta di oggi, venerdì 13 febbraio, non ha alcuna attinenza con l’attualità, ma paradossalmente torna utile un giorno sì e l’altro pure. È un libretto, uno di quei matti libretti della collana Millelire che l’editore Marcello Baraghini ha messo in circolo in Italia a partire dal 1989, si intitola L’anarchia spiegata dagli […]

Leggi tutte le cose che restano