Lo sconto in fattura abolito: ennesimo schiaffo a chi ha meno

Il governo Meloni sembra procedere imperterrito nella sua guerra per favorire i ricchi, emarginare i poveri, sfiancare il ceto medio o quel che ne resta, senza dimenticare le partite IVA, i precari, quelli che un tempo chiamavamo i “piccoli risparmiatori”: le famiglie, persino.

E sembra farlo senza che questo, tutto sommato, sollevi grandi critiche.

Uno degli ultimi colpi inferti a chi ha meno è l’abolizione dello sconto in fattura per chi fa fare lavori edilizi in casa (con pochissime eccezioni).

Lo sconto in fattura consentiva di cedere il proprio credito fiscale al fornitore se si volevano fare determinati lavori per migliorare le proprie abitazioni, renderle meno energivore e dunque anche farne aumentare il valore e risparmiare in futuro sulle bollette,

Ora non si può più fare (da quando il decreto legge con cui era intervenuto il governo è stato convertito in legge, n. 85 dell’11 aprile 2023).

Il cliente non può più cedere il credito fiscale.
Il fornitore non può più fare lo sconto in fattura.

Cosa vuol dire questo?

Che solamente chi ha il 100 percento della disponibilità economica di partenza può far partire i lavori.
Non solo.

Se non si guadagna abbastanza, anche la possibilità di recuperare il credito fiscale è limitata.

In una simulazione fatta su LaVoce.info si stima che

«con una spesa di 50mila euro, per essere capienti per l’intera detrazione spettante da suddividere in quattro anni, nel caso di un lavoratore dipendente, è necessario avere un reddito almeno pari a 43 mila euro».

Chi ci guadagna? Come sempre, chi ha di più.

I valori delle case delle persone meno abbienti che non avranno potuto fare le migliorie diminuiranno e, sempre quelle persone, pagheranno più delle altre il riscaldamento e l’energia elettrica.

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