“Per noi restare umani non è un semplice slogan. Significa che, prima di tutto, sono le utenti, le persone che costruiscono le reti umane a cui ci appoggiamo e le comunità che ci hanno inondato di messaggi e di amore e solidarietà, che devono essere tutelate”. Lo scrive il collettivo Autistici/Inventati (A/I). Il 26 agosto […]
I meme possono essere di sinistra?
«Quando parliamo di meme “efficaci”», scrive Daniele Zinni in questo bellissimo pezzo per Il Tascabile dal titolo Meme di sinistra, astrazione o strategia, «non dobbiamo pensare ai meme che fanno vincere un’elezione o provocano una rivoluzione; quelli sarebbero senz’altro meme efficaci, ma non esistono».
«Dei post su una piattaforma», prosegue Zinni con un ragionamento che dovrebbe guidarci tutte le volte che gridiamo alla manipolazione delle coscienze dalle campagne di disinformazione sui social, «non sono abbastanza per trasformare l’assetto di fondo di una società complessa come la nostra».
«Nemmeno una trasmissione televisiva negli anni d’oro della televisione sarebbe stata all’altezza di un compito del genere. Per prendere il potere e per conservarlo, l’arte, le narrazioni, il giornalismo, la propaganda e in generale gli interventi sull’immaginario collettivo sono sempre stati necessari, non sono mai stati sufficienti».
È solo uno dei tanti passi efficaci del pezzo, tutto da leggere, in un’esplorazione dell’universo memetico che ha bisogno di visioni lucide e belle penne per essere esplorato.
Il tema della manipolazione delle menti, delle coscienze, della trasformazione di una società complessa mi sembra troppo poco esplorato.
Probabilmente i meme possono contribuire a rafforzare i concetti egemoni, a riprodurli e a garantire loro un’ulteriore esposizione su canali diversi da quelli che c’erano prima. Ma allo stesso modo possono contribuire a introdurre altri concetti e rappresentare altri punti di vista. Probabilmente, ogni singolo pezzo di contenuto fa questo lavoro e contribuisce come parte a un tutto che è in continua trasformazione.
Mi sembra, ancora una volta, che a monte ci debba essere sempre una riflessione sui punti di vista che vengono rappresentati e sulla loro effettiva visibilità.
Se un punto di vista è marginalizzato su tutti i canali informativi farà molta fatica a emergere.

Cose che restano
- Restare umani
- Il lavoro non pagato
In italiano non c’è nemmeno un termine per definirlo, l’unpaid work. Seguendo una definizione dell’Istituto sindacale europeo, il lavoro non pagato comprende il tempo, i costi e l’impegno emotivo che i lavoratori e le lavoratrici investono senza ricevere un compenso adeguato: dalle attività amministrative a quelle di preparazione, dal tempo di spostamento all’auto-formazione, dal networking fino […]
Articolo6 mesi faL’anonimato di Banksy è un atto politicoLa cosa che resta di oggi è una riflessione di Massimo Mantellini intitolata Scegli la tua arma contro Banksy, che riguarda l’anonimato come scelta politica e che, di riflesso, svela i tentativi di smascherarlo come atti di reazione che difendono il potere. Mantellini parte dalla critica di un articolo del Post per puntualizzare l’elemento fondamentale […]
MercoledìSlowlyUn podcast settimanale per approfondire una cosa alla volta, con il tempo che ci vuole e senza data di scadenza.
VenerdìAtipicheÈ dedicata all’ADHD e alle neurodivergenze. Nasce dall’esperienza personale di Anna Castiglioni, esce ogni venerdì e ci trovi articoli, studi, approfondimenti, consigli pratici di esperte e esperti.
SabatoThe Slow JournalistLa cura Alberto Puliafito, è dedicata al giornalismo e alla comunicazione, esce ogni sabato e ci trovi analisi dei media, bandi, premi, formazione, corsi, offerte di lavoro selezionate, risorse e tanti strumenti.
DomenicaCose che restanoLa newsletter della domenica di Slow News. Contiene consigli di lettura, visione e ascolto che parlano dell’attualità ma che durano nel tempo.

