“Per noi restare umani non è un semplice slogan. Significa che, prima di tutto, sono le utenti, le persone che costruiscono le reti umane a cui ci appoggiamo e le comunità che ci hanno inondato di messaggi e di amore e solidarietà, che devono essere tutelate”. Lo scrive il collettivo Autistici/Inventati (A/I). Il 26 agosto […]
Ricomporre la lotta
La parola intersezionale è stata proposta nel 1989 dall’attivista e avvocatessa statunitense Kimberlé Crenshaw per descrivere una situazione individuale, quella di chi vive contemporaneamente sul proprio corpo e nella propria vita più di una discriminazione.
Il termine però ha ancora più senso quando questa sovrapposizione la proiettiamo anche al fi duoi dalla sfera individuale, per prendere anche quella collettiva, facendo confluire ogni singola battaglia in una grande lotta comune per cambiare alle basi la società.
Guerra, povertà, diseguaglianza, razzismo, maschilismo femminicida, ma anche lavoro, salute pubblica, politiche sull’abitare, mobilità, istruzione. Le battaglie per difendere o ampliare i diritti delle persone sono infatti tantissime. In queste settimane in cui il genocidio in Palestina ha portato di nuovo in piazza milioni di persone, forse ci stiamo accorgendo che è ora di accogliere quella intersezionalità e ricomporre la lotta.
Perché finché non ci uniremo tutte e tutti in una sola, grande lotta, le dinamiche malsane del mondo in cui viviamo non verranno intaccate.
La cosa che resta che proponiamo per oggi è un invito lucido e radicale che parte dal femminismo e che va proprio in quella direzione.
Si intitola Il femminismo deve essere una lotta di classe, altrimenti è capitalismo, è un’intervista alla scrittrice femminista Jessa Crispin realizzata da Andrea Coccia nel 2018 che abbiamo poi scelto e messo al centro del primo numero di Piano, quello Rosso uscito l’anno scorso.
La puoi leggere da questo link, ma se vuoi recuperare un numero di Piano di carta lo puoi comprare qui.

Cose che restano
- Restare umani
- Il lavoro non pagato
In italiano non c’è nemmeno un termine per definirlo, l’unpaid work. Seguendo una definizione dell’Istituto sindacale europeo, il lavoro non pagato comprende il tempo, i costi e l’impegno emotivo che i lavoratori e le lavoratrici investono senza ricevere un compenso adeguato: dalle attività amministrative a quelle di preparazione, dal tempo di spostamento all’auto-formazione, dal networking fino […]
Articolo6 mesi faL’anonimato di Banksy è un atto politicoLa cosa che resta di oggi è una riflessione di Massimo Mantellini intitolata Scegli la tua arma contro Banksy, che riguarda l’anonimato come scelta politica e che, di riflesso, svela i tentativi di smascherarlo come atti di reazione che difendono il potere. Mantellini parte dalla critica di un articolo del Post per puntualizzare l’elemento fondamentale […]
MercoledìSlowlyUn podcast settimanale per approfondire una cosa alla volta, con il tempo che ci vuole e senza data di scadenza.
VenerdìAtipicheÈ dedicata all’ADHD e alle neurodivergenze. Nasce dall’esperienza personale di Anna Castiglioni, esce ogni venerdì e ci trovi articoli, studi, approfondimenti, consigli pratici di esperte e esperti.
SabatoThe Slow JournalistLa cura Alberto Puliafito, è dedicata al giornalismo e alla comunicazione, esce ogni sabato e ci trovi analisi dei media, bandi, premi, formazione, corsi, offerte di lavoro selezionate, risorse e tanti strumenti.
DomenicaCose che restanoLa newsletter della domenica di Slow News. Contiene consigli di lettura, visione e ascolto che parlano dell’attualità ma che durano nel tempo.


