“Per noi restare umani non è un semplice slogan. Significa che, prima di tutto, sono le utenti, le persone che costruiscono le reti umane a cui ci appoggiamo e le comunità che ci hanno inondato di messaggi e di amore e solidarietà, che devono essere tutelate”. Lo scrive il collettivo Autistici/Inventati (A/I). Il 26 agosto […]
La tragedia degli sfratti è un dramma di ogni giorno
La mattina del 14 ottobre 2025, a Castel D’Azzano, un piccolo comune alle porte di Verona, una famiglia di agricoltori (due fratelli e una sorella di circa 60anni) hanno fatto esplodere la cascina in cui vivevano causando la morte di 3 carabinieri dei reparti speciali e il ferimento di altri 15 agenti.
Il motivo del gesto: l’esecuzione di uno sgombero programmato da diversi giorni, dopo diversi tentativi. Il motivo dello sgombero: i debiti con la banca. Il motivo dei debiti con la banca: un mutuo sottoscritto dieci anni fa con una ipoteca e l’impossibilità di pagarlo. I tre, che sono sopravvissuti all’esplosione del casolare, affronteranno un processo, probabilmente per strage.
È una storia orribile, che ha spazzato via la vita di tre persone, distrutto le loro famiglie e segnato per sempre un’intera comunità. Ma, se si racconta soltanto il finale orrorifico, questa sembra una storia isolata di follia. Sembra un tragico incidente, l’esito di una marginalizzazione che ha portato alla follia e che ha avuto come risultato morte e distruzione. Se si racconta solo quello che è successo oggi, insomma, ci si perde il contesto di un problema che riguarda centinaia di migliaia di persone e che sta peggiorando.
Basta andare alla settimana scorsa e spostarsi a Sesto San Giovanni, dove un uomo di 71 si è lanciato dal balcone uccidendosi a causa di uno sgombero. E se per fortuna gli esiti drammatici non sono così numerosi e la maggior parte delle volte non esplodono palazzine e non muoiono delle persone, la dinamica che sottende tutto questo succede ogni singolo giorno. Ed è per questo che non fa notizia. O meglio, fa notizia solo quando ci scappa il morto.
Come cosa che resta di oggi abbiamo scelto un fumetto che è stato pubblicato sul numero 3 della Revue, il trimestrale di informazione a fumetti, nell’inverno del 2022. È un’inchiesta scritta da Ylenia Sina e disegnata da Claudia Flandoli. Si intitola Sulle soglie della normalità e non parla di morti né di esplosioni. Parla di storie più semplici, apparentemente meno drammatiche, ma che rappresentano una ferita aperta ogni singolo giorno.

Cose che restano
- Restare umani
- Il lavoro non pagato
In italiano non c’è nemmeno un termine per definirlo, l’unpaid work. Seguendo una definizione dell’Istituto sindacale europeo, il lavoro non pagato comprende il tempo, i costi e l’impegno emotivo che i lavoratori e le lavoratrici investono senza ricevere un compenso adeguato: dalle attività amministrative a quelle di preparazione, dal tempo di spostamento all’auto-formazione, dal networking fino […]
Articolo6 mesi faL’anonimato di Banksy è un atto politicoLa cosa che resta di oggi è una riflessione di Massimo Mantellini intitolata Scegli la tua arma contro Banksy, che riguarda l’anonimato come scelta politica e che, di riflesso, svela i tentativi di smascherarlo come atti di reazione che difendono il potere. Mantellini parte dalla critica di un articolo del Post per puntualizzare l’elemento fondamentale […]
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