In UE dobbiamo rivedere la proprietà privata

I paesi baltici chiedono da tempo l’approvazione di una normativa europea sui beni sequestrati agli oligarchi russi nei loro territori, affinché questi beni possano essere venduti al più presto possibile. L’idea è che i proventi vadano a finanziare la ricostruzione dell’Ucraina. In particolare, è il governo estone a portare avanti la battaglia in Europa: vorrebbe utilizzare i beni russi, 20 milioni di euro il valore di quelli congelati nel suo territorio, vendendoli e mettendo i proventi in un fondo per la ricostruzione dell’Ucraina: “Vogliamo creare un precedente” ha detto a Politico il ministro degli esteri dell’Estonia Urmas Reinsalu.

In Italia lo sappiamo bene: la custodia giudiziaria di beni mobili e immobili costa tanto, in particolare se si tratta di beni che devono essere affidati a pagamento a un custode privato. Per i beni congelati agli oligarchi russi in Italia (1,6 miliardi di euro il valore complessivo stimato) il governo ha disposto, con il decreto Ucraina-bis di maggio 2022, uno stanziamento di 13,7 milioni di euro: manutenere le ville, gli yacht, gli aeromobili è un obbligo, anche perché quei beni prima o poi saranno o venduti in un’asta giudiziaria, monetizzandone il valore a distanza di anni, o restituiti al legittimo proprietario.

Si pone però una questione non facile da dipanare: la proprietà privata in uno stato di diritto. Si perché è proprio questo il nodo sul quale si concentra la resistenza degli altri paesi europei, Francia e Germania in testa, e degli alleati, Stati Uniti su tutti. Paesi, sistemi culturali ed economici nei quali la proprietà privata è un bene supremo da tutelare. La proposta dei tre Paesi baltici, più Polonia e Slovacchia, richiederebbe ai governi dei Paesi membri di prendere una decisione sulla confisca, offrire al proprietario del bene sequestrato l’opportunità di “revisione giudiziaria” e la modifica delle norme sulle sanzioni internazionali e dell’UE. È la prima volta che in Europa si fa un tentativo simile, già provato con successo dal Canada e dalla stessa Ucraina.

Ci aveva già provato Washington con i beni della banca centrale afghana (7 miliardi di dollari le riserve estere detenute dalla Federal Reserve americana) che avrebbero dovuto sostenere gli aiuti umanitari per la popolazione: prima del ritiro da Kabul, nel 2021, il presidente Joe Biden ha infatti trasferito 3,5 miliardi a un fondo fiduciario con sede in Svizzera mentre il resto è ancora detenuto dal governo americano, in attesa dell’esito delle richieste di risarcimento da parte delle vittime dell’11 settembre 2001.

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