“Per noi restare umani non è un semplice slogan. Significa che, prima di tutto, sono le utenti, le persone che costruiscono le reti umane a cui ci appoggiamo e le comunità che ci hanno inondato di messaggi e di amore e solidarietà, che devono essere tutelate”. Lo scrive il collettivo Autistici/Inventati (A/I). Il 26 agosto […]
C’è una Torino che vive per strada, ed è solo la punta dell’iceberg
Almeno 895mila persone in Europa vivono per strada, in dormitori o alloggi temporanei. È come se tutti i cittadini di Torino più altri 50mila individui non avessero una casa. Sono i dati dell’ultimo rapporto di Feantsa, la Federazione europea delle organizzazioni nazionali per le persone senza fissa dimora, che denuncia un trend in crescita nella maggioranza dei Paesi e ricorda che la (sotto)stima del fenomeno va presa con cautela.
Non c’è infatti una definizione condivisa tra stati membri di homelessness, né uno stesso metodo di raccolta dati, che spesso è parziale. Per esempio, in Italia le 96mila persone senza fissa dimora stimate da Istat considerano solo chi ha la residenza presso una via fittizia o un’associazione, il resto è sommerso.
Non avere dati affidabili ostacola la definizione e il monitoraggio di politiche di contrasto all’esclusione abitativa. Per Feantsa, l’UE è oggi più consapevole del problema, ma gli sforzi sono ancora insufficienti. E suona paradossale ricordare, con le parole di Giuseppe Rizzo su Essenziale, che “in Europa conosciamo nel dettaglio il numero di maiali e mucche che ci sono negli allevamenti, ma non quello delle persone che vivono per strada”.

Cose che restano
- Restare umani
- Il lavoro non pagato
In italiano non c’è nemmeno un termine per definirlo, l’unpaid work. Seguendo una definizione dell’Istituto sindacale europeo, il lavoro non pagato comprende il tempo, i costi e l’impegno emotivo che i lavoratori e le lavoratrici investono senza ricevere un compenso adeguato: dalle attività amministrative a quelle di preparazione, dal tempo di spostamento all’auto-formazione, dal networking fino […]
Articolo6 mesi faL’anonimato di Banksy è un atto politicoLa cosa che resta di oggi è una riflessione di Massimo Mantellini intitolata Scegli la tua arma contro Banksy, che riguarda l’anonimato come scelta politica e che, di riflesso, svela i tentativi di smascherarlo come atti di reazione che difendono il potere. Mantellini parte dalla critica di un articolo del Post per puntualizzare l’elemento fondamentale […]
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