Una rivoluzione molteplice

Slow News. Il primo progetto italiano di slow journalism.

Tra guerre e genocidi, cambiamenti climatici e nuove rivoluzioni tecnologiche, la sensazione di vivere in un momento storico in cui si sovrappongono crisi di ogni tipo è molto netta. Ma se questa sensazione è vera, e lo è, è importante ricordarsi che non è una cosa che sta nascendo adesso, ma che ha radici più profonde di quelle che siamo portati a pensare dal racconto che ne fanno i media.

Sapere che la crisi che stiamo vivendo ha radici molto più profonde di quanto crediamo non deve però servire a spaventarci di più, bensì, al contrario, a capire che ci servono soluzioni radicali e generali: serve unire le lotte, ricompattare il fronte di chi vuole disarticolare quelle radici e costruire un mondo su altre basi che non siano la diseguaglianza e il profitto dei pochi sui molti.

Per questo, la Cosa che resta di oggi è un documento che viene da lontano: una lettera aperta scritta nel marzo del 1964 da un gruppo di attivisti e pensatori e indirizzata all’allora Presidente Lyndon Johnson.

Il concetto era chiaro: il mondo sta cambiando più in fretta di quanto la politica riesca a capirlo. E non si poteva più governarli con gli strumenti del passato. Molto attuale eh?

I firmatari descrivevano a Johnson l’intreccio di tre processi in atto all’epoca:

  • una rivoluzione tecnologica basata sulla combinazione di computer e automazione, che se creando un sistema produttivo capace di generare abbondanza con sempre meno lavoro umano. È la fine del lavoro come lo si conosceva.
  • una rivoluzione degli armamenti, che all’epoca erano diventati potenzialmente di distruzione di massa
  • una rivoluzione dei diritti umani, con la diffusione, sia negli Stati Uniti che nel resto del mondo di battaglie per l’uguaglianza e la dignità

L’interesse che questo documento ha ancora oggi è proprio nel suo sostenere che questi processi, a cui ora si è aggiunto il mastodontico problema del cambiamento climatico, devono essere affrontati insieme, e con politiche radicali.

Puoi leggere il documento originale qui.

Manifesto
Manifesto
5 mesi fa

Cose che restano

Cose che meritano di non essere perse nel rumore di fondo della rete, che parlano di oggi e che durano per sempre
  • Articolo
    Articolo
    un giorno fa
    Il discorso del Presidente

    La cosa che resta di oggi è un discorso che il presidente del Governo spagnolo Pedro Sánchez ha tenuto alla nazione il 4 marzo. Probabilmente ha già fatto il giro del mondo quattro volte, è diventato virale e si è persino memificato, ma, nonostante tutto, verrà dimenticato e sepolto dalla schiacciasassi mediatica che, soprattutto durante […]

  • Report
    Report
    2 giorni fa
    L’Iran dello Scià

    Come si viveva in Iran prima dell’avvento della Rivoluzione Islamica? Ce lo racconta un report di Amnesty del novembre del 1976.

  • Audio
    Audio
    4 giorni fa
    Il disertore

    “Se servirà del sangue ad ogni costo andate a dare il vostro”. Il 7 maggio 1954 i francesi vengono sconfitti nella prima guerra di Indocina. Quello stesso giorno, in concerto, il cantante Marcel Mouloudji esegue per la prima volta in pubblico la canzone Le Déserteur (Il disertore), scritta daòl poeta e musicista francese Boris Vian. […]

Leggi tutte le cose che restano