“Per noi restare umani non è un semplice slogan. Significa che, prima di tutto, sono le utenti, le persone che costruiscono le reti umane a cui ci appoggiamo e le comunità che ci hanno inondato di messaggi e di amore e solidarietà, che devono essere tutelate”. Lo scrive il collettivo Autistici/Inventati (A/I). Il 26 agosto […]
La pista maranza is the new la pista anarchica
Dopo gli scontri tra la polizia e i manifestanti di lunedì 22 settembre a Milano, tutta una parte del mondo dei media — diciamo quella mainstream, da Repubblica a Panorama, dalla Stampa ai telegiornali, fino addirittura ad Avvenire — hanno raccontato una storia molto diversa da quella che hanno visto tutte le persone che alla manifestazione c’erano, una storia che ha come filo rosso una parola chiave, peraltro di forte impronta razzista, che è “maranza”.
Se la parola è relativamente nuova, il frame e la strategia retorica del discorso non lo è affatto e ricalca perfettamente un’altra retorica quella della pista anarchica, che salta fuori ogni volta che serve qualcuno da incolpare per distrarre l’opinione pubblica dai temi e per oscurare la portata e la potenza di una manifestazione o di un movimento. Ora, quello stesso frame che per due secoli ha visto come capro espiatorio gli anarchici sta indicando come minaccia i cosiddetti maranza.
È una dinamica inquietante e pericolosa, come lo era la pista anarchica. È pericolosa perché è sostanzialmente falsa ma è diffusa su tutti o quasi i giornali mainstream con parole chiave che ritornano identiche. È inquietante perché quelle aprole chiave che ritornano identiche potrebbero provenire da un dossier riservato che, secondo quanto racconta Fanpage, proviene da Fratelli d’Italia.
L’unico modo di rendere inefficace questa retorica è sapere che esiste. Per questo oggi ti proponiamo un articolo scritto in questi giorni da Milin Bonomi e pubblicato su Effimera. Si intitola La pista maranza e lo puoi leggere qui.
Se poi vuoi approfondire l’argomento, puoi leggere la serie di Mario Di Vito che abbiamo pubblicato su Slow News e che si chiama Gli anarchici van via. La puoi leggere qui.
Foto di mia swerbs su Unsplash

Cose che restano
- Restare umani
- Il lavoro non pagato
In italiano non c’è nemmeno un termine per definirlo, l’unpaid work. Seguendo una definizione dell’Istituto sindacale europeo, il lavoro non pagato comprende il tempo, i costi e l’impegno emotivo che i lavoratori e le lavoratrici investono senza ricevere un compenso adeguato: dalle attività amministrative a quelle di preparazione, dal tempo di spostamento all’auto-formazione, dal networking fino […]
Articolo6 mesi faL’anonimato di Banksy è un atto politicoLa cosa che resta di oggi è una riflessione di Massimo Mantellini intitolata Scegli la tua arma contro Banksy, che riguarda l’anonimato come scelta politica e che, di riflesso, svela i tentativi di smascherarlo come atti di reazione che difendono il potere. Mantellini parte dalla critica di un articolo del Post per puntualizzare l’elemento fondamentale […]
MercoledìSlowlyUn podcast settimanale per approfondire una cosa alla volta, con il tempo che ci vuole e senza data di scadenza.
VenerdìAtipicheÈ dedicata all’ADHD e alle neurodivergenze. Nasce dall’esperienza personale di Anna Castiglioni, esce ogni venerdì e ci trovi articoli, studi, approfondimenti, consigli pratici di esperte e esperti.
SabatoThe Slow JournalistLa cura Alberto Puliafito, è dedicata al giornalismo e alla comunicazione, esce ogni sabato e ci trovi analisi dei media, bandi, premi, formazione, corsi, offerte di lavoro selezionate, risorse e tanti strumenti.
DomenicaCose che restanoLa newsletter della domenica di Slow News. Contiene consigli di lettura, visione e ascolto che parlano dell’attualità ma che durano nel tempo.


