“Per noi restare umani non è un semplice slogan. Significa che, prima di tutto, sono le utenti, le persone che costruiscono le reti umane a cui ci appoggiamo e le comunità che ci hanno inondato di messaggi e di amore e solidarietà, che devono essere tutelate”. Lo scrive il collettivo Autistici/Inventati (A/I). Il 26 agosto […]
Il bullismo e l’umiliazione come arma
Uno dei punto dell’accordo firmato a Sharm el Sheik tra Hamas e il governo israeliano prevedeva la consegna dei corpi di 28 persone che nel frattempo erano morte mentre erano prigioniere di Hamas. Ad oggi, però, la consegna dei corpi, o di quello che ne resta, non è ancora stata completata.
La reazione del governo israeliano è stata aggressiva. Il ritardo è stato definito come «una violazione dei termini dell’accordo» e ha fatto riprendere gli attacchi da parte dell’esercito, che dall’entrata in vigore del cessate il fuoco ha già ucciso 44 persone palestinesi, secondo quanto riporta Al Jazeera.
La causa del ritardo sembra essere la difficoltà estrema di ritrovare i resti di quei prigionieri. E questa difficoltà è causata dalla devastazione provocata dai bombardamenti e dalla violenza perpetuata dall’esercito israeliano, che ha trasformato Gaza in un cumulo di macerie sotto le quali sono migliaia i dispersi civili palestinesi, oltre ai 28 israeliani.
La reazione israeliana, sostenuta anche da Trump, è molto simile al comportamento di un bullo e si innesta in una strategia lunga decenni che si basa sul tormentare, prevaricare e umiliare sistematicamente un’altra persona o, in questo caso, un’altra comunità di persone, che è la definizione di bullismo.
La cosa che resta di oggi è un articolo dell’antropologo Shahram Khosravi, professore a Stoccolma, pubblicato nel luglio del 2025 da Verso. Si intitola The peril of humiliation as politcs e racconta come l’umiliazione sia una pratica coloniale tipica della politica contemporanea, non solo israeliana.
Foto di Emad El Byed su Unsplash

Cose che restano
- Restare umani
- Il lavoro non pagato
In italiano non c’è nemmeno un termine per definirlo, l’unpaid work. Seguendo una definizione dell’Istituto sindacale europeo, il lavoro non pagato comprende il tempo, i costi e l’impegno emotivo che i lavoratori e le lavoratrici investono senza ricevere un compenso adeguato: dalle attività amministrative a quelle di preparazione, dal tempo di spostamento all’auto-formazione, dal networking fino […]
Articolo6 mesi faL’anonimato di Banksy è un atto politicoLa cosa che resta di oggi è una riflessione di Massimo Mantellini intitolata Scegli la tua arma contro Banksy, che riguarda l’anonimato come scelta politica e che, di riflesso, svela i tentativi di smascherarlo come atti di reazione che difendono il potere. Mantellini parte dalla critica di un articolo del Post per puntualizzare l’elemento fondamentale […]
MercoledìSlowlyUn podcast settimanale per approfondire una cosa alla volta, con il tempo che ci vuole e senza data di scadenza.
VenerdìAtipicheÈ dedicata all’ADHD e alle neurodivergenze. Nasce dall’esperienza personale di Anna Castiglioni, esce ogni venerdì e ci trovi articoli, studi, approfondimenti, consigli pratici di esperte e esperti.
SabatoThe Slow JournalistLa cura Alberto Puliafito, è dedicata al giornalismo e alla comunicazione, esce ogni sabato e ci trovi analisi dei media, bandi, premi, formazione, corsi, offerte di lavoro selezionate, risorse e tanti strumenti.
DomenicaCose che restanoLa newsletter della domenica di Slow News. Contiene consigli di lettura, visione e ascolto che parlano dell’attualità ma che durano nel tempo.


