Witness 1979, la protesta delle donne in Iran

Slow News. Il primo progetto italiano di slow journalism.

Da ormai quasi due settimane, nelle strade e nelle piazze delle principali città iraniane è in corso quella che sembra essere la più massiccia e rappresentata protesta popolari contro il regime degli ultimi anni.

Durante le manifestazioni, la polizia iraniana avrebbe arrestato migliaia di persone e ne avrebbe uccise diverse centinaia. È molto complicato verificare le stime dei morti, dei feriti e degli arrestati, soprattutto perché il regime sta rendendo quasi impossibile connettersi a internet e comunicare all’esterno del paese.

Nelle ultime ore anche gli Stati Uniti si stanno muovendo, minacciando il regime di un intervento militare diretto, ma è ovviamente impossibile prevedere che cosa succederà nelle prossime ore, figuriamoci immaginare gli esiti della sommossa popolare.

Mentre i giornali cercano di raccontare quello che succede nella repubblica islamica, mettendo insieme i pezzi caotici che arrivano soprattutto dai pochi utenti che riescono a far uscire dal paese video e foto delle proteste, noi come Cosa che resta di oggi scegliamo una serie di fotografie che raccontano un’altra manifestazione, quella dell’8 marzo del 1979, quando subito dopo la caduta dello Scià e l’avvento al potere degli ayatollah, 100mila donne iraniane scesero in piazza per rivendicare il proprio diritto a non portare il velo.

A testimoniare quelle ore di «attesa, eccitazione e un pizzico di paura» fu una fotografa iraniana di poco meno di trent’anni, Hengameh Golestan, le cui foto di quei giorni ritraggono un Iran che non esiste più da quasi 50 anni, soffocato dall’oscurantismo religioso e dalla violenza del regime.

La serie di foto si intitola Witness ’79, e puoi vedere una parte degli scatti sul sito di Golestan, mentre altri li puoi recuperare da un vecchio articolo del Telegraph, salvato su Archive qui.

Foto | International Women’s Day protests in Tehran, March 1979 Pubblico dominio

Foto
Foto
2 mesi fa

Cose che restano

Cose che meritano di non essere perse nel rumore di fondo della rete, che parlano di oggi e che durano per sempre
  • Articolo
    Articolo
    2 giorni fa
    L’anonimato di Banksy è un atto politico

    La cosa che resta di oggi è una riflessione di Massimo Mantellini intitolata Scegli la tua arma contro Banksy, che riguarda l’anonimato come scelta politica e che, di riflesso, svela i tentativi di smascherarlo come atti di reazione che difendono il potere. Mantellini parte dalla critica di un articolo del Post per puntualizzare l’elemento fondamentale […]

  • Fumetto
    Fumetto
    4 giorni fa
    La guerra alle porte

    La cosa che resta di oggi è una inchiesta a fumetti scritta dal giornalista Antonio Mazzeo e disegnata dall’artista siciliano Lelio Bonaccorso, pubblicata nel numero 4 della Revue. È un viaggio alla scoperta di come viene usata una delle basi più strategiche del Mediterraneo, ovvero la base di Sigonella, in Sicilia. L’inchiesta è stata scritta […]

  • Articolo
    Articolo
    12 giorni fa
    La paura di essere ebrei

    La cosa che resta che abbiamo scelto oggi è un articolo di David Graeber del 2019 e non riguarda direttamente le orrende notizie che ci arrivano da quella che è ormai una guerra aperta, scatenata dai bombardamenti israeliani e americani sull’Iran e rimbalzata dalla repubblica islamica su tutti i paesi della regione mediorientale, attaccati da […]

Leggi tutte le cose che restano