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Jet in the Sky to Davos
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Da più di cinquant’anni, più precisamente dall’inverno del 1971, in un paesino della Svizzera, viene organizzato un incontro tra personaggi della politica e dell’economia internazionale, ma anche del mondo intellettuale e giornalistico, noto come World Economic Forum. È un meeting molto esclusivo, dura una settimana e l’obiettivo è discutere di una agenda di questioni economiche, politiche, ambientali e sociali ritenute (da chi organizza) le più urgenti e importanti che riguardano il mondo intero.
È un meeting particolarmente importante, o almeno lo è stato in alcune delle sue edizioni, non solo perché raggruppa le persone più influenti e ricche del mondo, quindi quelle che possono incidere di più sul futuro del pianeta, ma anche perché è stato spesso usato come scenografia per importanti incontri o accordi: da quello del 1988 tra Grecia e Turchia a quello del 1989 tra Nord e Sud Corea, da quello del 1992 sulla questione sudafricana a quello del 1994 tra Shimon Peres e Yasser Arafat.
Quest’anno il Forum è tornato in cima all’agenda giornalistica soprattutto per la presenza di Donald Trump, la cui sola presenza è stata sufficiente a spazzare via tutta una serie di temi come il clima e l’eguaglianza sociale che, anche se sono sempre stati di facciata, quanto meno c’erano.
Ma questa edizione del Forum di Davos non è soltanto segnata dalla presenza di Trump. Secondo un report di Greenpeace, infatti, questa edizione segna anche un ulteriore aumento del già molto ampio utilizzo dei jet privati per recarsi nella sede dell’incontro, nel mezzo della Svizzera.
Ed è quindi questa la cosa che resta di oggi: il report di Greenpeace che descrive l’aumento progressivo negli ultimi anni dell’utilizzo dei jet privati, ovvero del mezzo di trasporto più ingiusto e più inquinante della storia umana, da parte dei partecipanti di Davos.
Il report si intitola Davos in the Sky e si legge qui.
Foto di Yaroslav Muzychenko su Unsplash

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